È Possibile Insegnare la Scrittura? Elena Varvello Risponde

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IF! Italian Festival si è ormai concluso, ma c’è ancora qualcosa da dire.

Il Teatro Franco Parenti è stato invaso per quattro giorni da creativi e artisti della comunicazione, in un caleidoscopio di conferenze e workshop che affrontavano tutti lo stesso argomento, o quasi: come comunicare con gli altri, specialmente nel lavoro. C’è un lavoro, tra questi, che viene spesso sottovalutato, pur rappresentando la base di qualsiasi informazione, ovvero la scrittura. Scrivere è un mestiere difficile, specialmente per chi è obbligato a sottostare a certi criteri, ed è forse per questo che IF ha organizzato un workshop di scrittura creativa; chi meglio di un’insegnante della Scuola Holden torinese per spiegare qualcosa sull’argomento?

La location del worshop è «crepuscolare», per usare le parole della padrona di casa: non sfigurerebbe nella Bohéme, un sottotetto parigino col pavimento che scricchiola. Ma qui siamo a Milano, non nella capitale francese, e appollaiati su gradinate di legno non ci sono quattro artisti squattrinati ma aspiranti scrittori. E giornalisti. E scrittori veri e propri che vogliono fare un ripassino.

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Elena Varvello insegna Racconto e Romanzo alla scuola Holden, il regno di chiunque abbia mai avuto velleità di scrittura, e prova a spiegare a un gruppetto ben nutrito come sfruttare la vocazione naturale di ogni essere umano. «Siamo tutti narratori», del resto. Nasciamo bugiardi, imbroglioni, geneticamente programmati per raccontare frottole e romanzare la realtà, ‘ché ammantata di particolari più vivaci o più interessanti diventa subito migliore. Il racconto, del resto, sta proprio nei dettagli. La stessa Elena dichiara di essere una «grande appassionata della bugia», poiché rappresenta il massimo «momento creativo.»

Tra consigli di lettura  e analisi di cosa effettivamente renda un mucchio di parole un racconto, tre ore scorrono davvero veloci. Ma per tutto il tempo in cui Elena ha passeggiato su e giù per la stanza, come una vera attrice sul palco – perfettamente in tema – , una domanda non ha smesso di tormentarmi. È davvero possibile insegnare a qualcuno la scrittura? E non quella che si impara a scuola o si esercita nelle redazioni giornalistiche: siamo ben lontani dal testo argomentativo/saggio/articolo. Parlo di quella scrittura viscerale, quella del diario segreto, quella buttata su foglio per istinto; quella, per citare direttamente la nostra insegnante al workshop, «in grado di farci scordare noi stessi per cinque minuti».

Finita la lezione, sono andata a chiederlo di persona. Elena si è dimostrata più che felice di rispondere alla mia domanda, anche se non è stato affatto semplice articolare una risposta esaustiva. La scrittura, come immaginavo, non si insegna; si può essere naturalmente portati, avere una vocazione naturale alla parola scritta, ed è esattamente su questo che lavora la Scuola Holden. Non si può istruire qualcuno a un processo che dovrebbe venire assolutamente naturale, un istinto insopprimibile che dev’essere per forza messo in pratica. Anche se «il linguaggio è una forza ostile», che ingabbia in frasi vuote concetti che nella mente dello scrittore suonavano così maestosi, la bravura di un insegnante di scrittura sta nel prendere il talento dei propri studenti e allenarlo.

«Si parla di artigianato», come quando si mandavano i ragazzi a bottega: si insegnano le finezze del mestiere, il mettersi in discussione – perché alla fine lo scrittore dovrà sedersi di fronte a un editor e guardare il suo libro smontato pezzo a pezzo. Si insegna che un grande scrittore scrive per imparare ciò che ancora non conosce.

Consigli di lettura, donati da Elena Varvello:

Nel territorio del diavolo, di Flannery O’Connor

Stoner, di John Edward Williams

Proprio quella notte, di Tobias Wolff

Quando siete felici, fateci caso, di Kurt Vonnegut

Cattedrale, di Raymond Carver