Ecco Quali Sono i Paesi più Felici del Mondo

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Se siete in cerca della felicità, preparate i bagagli per la Danimarca. E’ questo paese a conquistare il primo posto nella classifica redatta dal Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), organismo dell’Onu che riunisce esperti mondiali nei campi dell’economia, della sicurezza pubblica, della psicologia e della salute. La felicità non è certamente solo questione di Pil, ma anche di fattori sociali e ambientali. Il rapporto è stato stilato, infatti, prendendo in esame i livelli di soddisfazione espressi dai cittadini di 156 nazioni. Non è un caso, quindi, se la Danimarca ha superato la Svizzera come Paese più felice al mondo e, purtroppo, non lo è neppure la presenza di ben 16 Paesi africani nelle ultime 20 posizioni. L’Italia è al cinquantesimo posto: superata da Malaysia, Nicaragua e Uzbekistan e seguita da Ecuador, Belize e Giappone. La cosa interessante da notare è che l’Italia compare anche tra i 10 Paesi con il maggiore calo di felicità, che sono quelli che risentono maggiormente delle tensioni economiche e sociali.

Il rapporto è fondato sull’indagine Gallup, società statunitense che si occupa di ricerche e sondaggi, e si basa sui dati relativi al triennio 2013-2015. Agli intervistati è stato chiesto di dare alcune risposte in merito a come valutassero la propria vita, considerando 6 variabili: reddito,libertà nelle scelte di vita, assenza di corruzione, aspettativa di vita in buona salute, qualità della vita di relazioni e generosità.  Un fattore fondamentale è determinato dal crescere delle disuguaglianze in molti paesi, soprattutto in quelli più ricchi. L’obiettivo dell’indagine è quello di studiare i fattori che determinano il benessere delle persone e che sono generalmente trascurati da misure tradizionali come il reddito.

Quest’anno, per la prima volta, il Rapporto sulla Felicità affida un ruolo speciale alla misurazione e le conseguenze della disuguaglianza nella distribuzione del benessere tra i paesi. Nelle precedenti edizioni gli autori avevano sostenuto che la felicità fornisse un migliore indicatore del benessere umano rispetto a reddito, povertà, educazione, salute e buon governo, misurati separatamente. Ora emerge che la disuguaglianza nella felicità fornisce una misura più ampia della disuguaglianza in senso stretto. Risulta che le persone sono più felici vivendo in società in cui c’è meno disuguaglianza di felicità. Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University, ha affermato:

i dieci paesi con il maggiore calo nella valutazione media della vita in genere soffrono di un insieme di tensioni economiche, politiche e sociali. Tre di questi paesi (Grecia, Italia e Spagna) sono tra i quattro paesi dell’Eurozona più colpiti” dalla crisi. “La misurazione della felicità percepita e il raggiungimento del benessere dovrebbero essere attività all’ordine del giorno di ogni nazione che si propone di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile”. Infatti gli obiettivi stessi comprendono l’idea che il benessere umano dovrebbe essere promosso attraverso un approccio olistico che combina obiettivi economici, sociali e ambientali. Al posto di adottare un approccio incentrato esclusivamente sulla crescita economica, dovremmo promuovere società prospere, giuste e sostenibili dal punto di vista ambientale

Nei primi dieci posti della classifica guidata dalla Danimarca ci sono: Svizzera, Islanda, Norvegia, Finlandia, Canada, Paesi Bassi,Nuova Zelanda, Australia e Svezia, mentre gli Stati Uniti sono al tredicesimo, due posizioni più in alto rispetto allo scorso anno.  Sono gli stessi Paesi che hanno dominato la classifica dello scorso anno, solo che ne è cambiato l’ordine. Agli ultimi dieci posti compaiono paesi come la Siria, l’Afghanistan e otto paesi della fascia sub-Sahariana. Il Burundi è l’ultimo  mentre in Europa l’Italia si posiziona al 50° posto facendo peggio di Germania (16°), Regno Unito (23°), Francia (32°), Spagna (37°).  La Disoccupazione giovanile e la corruzione hanno inciso più degli altri sui risultati che riguardano l’Italia. Ed è sempre la disoccupazione e la conseguente preoccupazione per il futuro a rendere i giovani meno felici degli anziani. Un dato, questo, che accomuna l’Italia ad altri Paesi in crisi nell’Unione Europea.