Ecco Quanto Costerà un “Pacchetto di Spinelli”

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Ormai sembra soltanto questione di tempo. La legalizzazione della marijuana, prima per uso terapeutico e poi, almeno in futuro, anche ricreativo, è un tema caldissimo negli USA e la maggior parte dell’opinione pubblica sembra confermare che, in entrambi i casi, basterà aspettare qualche anno. L’Europa per il momento sta a guardare, ma la storia insegna che le tendenze statunitensi non impiegano molto ad affermarsi anche nel Vecchio Continente.

Nel frattempo, sempre sul suolo americano, c’è chi si diverte ad ipotizzare quanto potrebbe costare un “pacchetto di spinelli”. Suona strano, e molto. D’altronde, pare che l’esito, più o meno lontano nel tempo, sarà proprio questo: la vendita, in ogni tabacchi, di “sigarette” composte integralmente o parzialmente da cannabis. I primi a cavalcare questa ipotesi sono stati i giornalisti satirici di Abril Uno (nome non certo casuale), che hanno addirittura riportato alcune dichiarazioni, inventate, di Serafin Norcik, vicepresidente di Phillip Morris, secondo il quale Marlboro starebbe per lanciare una speciale linea “Marlboro M” negli Stati del Colorado e di Washington (freschi di legalizzazione, ndr). La storia, evidentemente scherzosa, messa in piedi da Abril Uno, con tanto di precisazioni sull’approvvigionamento della materia prima e della campagna di marketing, ha però dato il via a ricerche più serie su questo business del futuro.

Così, Fast Company ha ipotizzato che la produzione di un pacchetto di sigarette fatte soltanto di marijuana potrebbe costare a Phillip Morris intorno ai 40 dollari, mentre il costo dovrebbe dimezzare per i prodotti composti sia da cannabis che da tabacco. Dunque, il prezzo sul mercato dovrebbe essere di circa 40 dollari per un pacchetto di sigarette a miscela mista, raggiungendo i 70-80 dollari per quelle “pure”, per poi arrivare fino ad un tetto di 120 dollari, nel caso delle qualità di marijuana di livello più elevato. Tutto così facile? Non proprio. Infatti, PolicyMic sottolinea correttamente che i calcoli sono un po’ più complessi.

Riprendendo le osservazioni fatte da Tim Worstall su Forbes, appare evidente come l’analisi di Fast Company consideri i costi dei produttori a partire dalla situazione attuale, ovvero quella dell’illegalità del produrre e vendere marijuana, cosa che rende quest’industria “altamente frammentata e molto inefficiente”. Ad esempio, se mai i produttori di tabacco dovessero lanciarsi nel business della cannabis, studierebbero sicuramente metodi e tecniche per risparmiare sui costi di produzione. Basti pensare che per produrre 1 chilo di marijuana, in Malawi, si spendono soltanto 3 dollari, mentre il packaging e la distribuzione rimarrebbero, come per il tabacco, intorno ai 50 centesimi di dollaro al pacchetto. Senza considerare poi la revisione di alcune tassazioni e gli incentivi protezionistici per i produttori interni agli USA, sfavorendo così le importazioni. Insomma, facendo i conti con più attenzione, un “pacchetto di spinelli” potrebbe costare molto meno di quanto ha prospettato Fast Company.

In ogni caso, siamo ancora lontani da un vero interesse delle multinazionali del tabacco nei confronti del commercio di prodotti contenenti marijuana. E le ragioni sono ben fondate. In primis, si tratterebbe di vendere un prodotto molto particolare sul piano etico (ben più delle sigarette!). Inoltre, molto probabilmente, le regolamentazioni su di esso sarebbero diverse in ciascuno dei 50 Stati che costituiscono gli USA, rendendo più difficile gestire il commercio su larga scala. Infine, anche i consumatori potrebbero preferire i rivenditori locali di marijuana di alta qualità piuttosto che le multinazionali del tabacco, o magari utilizzare altre forme di consumo, quali le sigarette elettroniche (incredibile ma vero) o i vaporizzatori. L’altra faccia della medaglia? Il business della marijuana, quando sarà legalizzata in tutti gli USA e, forse, anche in Europa, potrebbe risultare troppo invitante perché i produttori di tabacco, già un passo avanti sul piano della produzione, si tirino indietro senza combattere.