“Effetto Superstar”, Come l’Urbanizzazione Rende Il Mondo più Diseguale

disuguaglianza

Se v’è un merito che, indipendentemente dalle critiche avanzabili sui dati e le metodologie adottate, può essere conferito a “Il Capitale del XXI Secolo” di Thomas Piketty è quello di “aver prepotentemente ricollocato al centro del moderno dibattito accademico, in un momento storico in cui regna un generale senso di disorientamento sulle priorità della ricerca, il tema della disuguaglianza di reddito.”

Un problema divenuto sempre più prioritario, come testimoniato dalle recenti agitazioni sociali che hanno accompagnato l’euforia dei tifosi alla Coppa del Mondo FIFA in Brasile, a cui la teoria economica ha sin ora fornito un’ampia serie di interpretazioni – nessuna in grado di fornire una prospettiva innovativa per la sua risoluzione. Se per Piketty la disuguaglianza è una componente intrinseca – quasi naturale – del sistema di mercato, altri ricercatori hanno invece puntato il dito contro la diffusione di tecnologie che impongono un’alta specializzazione della forza lavoro, l’inarrestabile processo di globalizzazione, e i cambiamenti relativi alle distribuzioni demografiche e di competenze nei vari paesi.

Tuttavia v’è un aspetto caratteristico delle moderne dinamiche di disparità economica che è andato sistematicamente ignorato: la disuguaglianza è particolarmente alta nelle grandi città. Secondo uno studio condotto da Baum-Snow and Pavan nel 2013 (1), almeno un quarto dell’aumento delle disparità di reddito negli Stati Uniti tra il 1979 ed il 2007 è spiegabile con l’alto tasso di crescita della disuguaglianza nei grandi agglomerati urbani.

“Le grandi città sono meramente il luogo in cui la disuguaglianza reddituale si manifesta nella sua forma più severa, oppure queste ospitano un meccanismo economico in grado di spiegare (almeno in parte) tali disparità?” La domanda è posta da Lristian Behrens, Associate Professor of Economics della Université du Québec à Montréal, e Frédéric Robert-Nicoud, Professor of Economics alla University of Geneva, i quali puntano chiaramente sulla seconda possibilità.