Les Jeux Ne Sont Pas Faits: Domenica in Francia si Vota per le Elezioni che Possono Cambiare l’Europa

francia

Una semifinale della Coppa del Mondo. Diversi analisti politici hanno inquadrato in questo modo le elezioni che si terranno il prossimo 23 aprile in Francia, comparando la sopravvivenza dell’Unione Europea ai Mondiali di calcio e scegliendo come terreno di gioco le elezioni previste nei principali paesi nel 2017. In questo schema il voto di Marzo in Olanda rappresentava i quarti di finale, mentre quello che eserciteranno i tedeschi il prossimo 24 Settembre la finale (senza considerare le fondamentali elezioni politiche nel nostro paese, ormai irrimediabilmente calendarizzate per Febbraio 2018).

Nella dicotomia principale dei nostri tempi – quella tra europeisti ed euroscettici che ormai sta soppiantando la classica fra destra e sinistra ed inglobando la contrapposizione establishment/anti-establishment – però nessuna elezione può avere un peso specifico paragonabile a quella che si sta verificando per la corsa all’Eliseo. Tutto questo sia per l’incertezza sull’esito della contesa, sia per il peso che storicamente la Francia ha avuto dalla fine della seconda guerra mondiale in poi nel processo di costruzione di un’Unione Europea.

FRANCIA ED UE: RELAZIONI STORICHE

Il 24 Giugno scorso il mondo si è risvegliato sorpreso dall’esito del voto popolare in Gran Bretagna, che aveva sancito contro ogni pronostico la realizzazione della Brexit. Osservando però il percorso storico si poteva evincere un certo distacco da sempre presente storicamente nei cittadini e nelle istituzioni inglesi rispetto ai processi di integrazione europea. La Gran Bretagna non è stata membro fondatore negli anni’50 – agli albori della costituzione dei primi trattati in ambito europeo – ed anche più recentemente negli anni ’90 ha optato per il mantenimento della propria valuta, snobbando la possibilità di adesione all’Euro.

Se un certo sciovinismo è comunque presente anche nella cultura francese, la relazione tra Francia ed Europa disegna un tracciato radicalmente opposto: la realizzazione della Ceca nel 1951 e i Trattati di Roma del 1957 rappresentano un chiaro esempio di come la Francia abbia sempre partecipato da protagonista in tutte le tappe fondamentali che hanno contribuito alla creazione di un’unione europea a tutti i livelli. Tra alti e bassi, per diversi decenni, l’asse franco – tedesca ha rappresentato il motore principale della CEE prima e della UE poi.

Ma la permanenza della Francia nell’Unione è realmente in pericolo?

PRESIDENZIALI: PRINCIPALI CANDIDATI E SISTEMA ELETTORALE

Il principale ostacolo per la prosecuzione del rapporto tra l’UE e Parigi ha il volto e il nome di Marine Le Pen. La leader del Front National (destra sociale, euroscettica) ha esposto molto chiaramente il suo programma: nel caso in cui fosse lei ad arrivare all’Eliseo la Francia si impegnerebbe per un abbandono immediato della moneta unica e – sulla scia di quanto accaduto in UK – anche di un abbandono dell’Unione nel suo insieme. Diversi esperti reputerebbero questo il principio di partenza di un effetto – domino che porterebbe inevitabilmente alla fine dell’Unione.

Il sistema elettorale transalpino rischia di depotenziare fortemente Le Pen: in Francia si voterà per il venticinquesimo Presidente nella storia della Repubblica e lo si farà come avviene dal 1962 tramite un sistema a doppio turno – previsto per il 7 Maggio – qualora nessun candidato riesca a raggiungere la maggioranza assoluta dei voti dopo il primo turno (evento praticamente impossibile in questo caso).

candidati
L’attesa riguarda proprio il conoscere il nome dei due sfidanti, visto che durante questa campagna elettorale lo scettro di favorito è passato tra diverse mani per arrivare adesso ai nastri di partenza in una condizione di incertezza totale: in principio il candidato numero 1 per la presidenza era quello repubblicano (centrodestra liberale) François Fillon, successivamente travolto dal Penelope Gate riguardante l’assunzione della moglie con compiti di assistenza retribuiti per oltre 500mila euro e costretto fino a qualche settimana fa ad un passo dalle dimissioni. I sondaggi degli ultimi giorni lo danno però in netta rimonta.

Oggi il favorito per l’Eliseo è quindi Emmanuel Macron: ex Ministro dell’Economia del governo Valls, si sfila dal Partito Socialista del quale era militante per fondare il proprio movimento En Marche, totalmente indipendente da quello di provenienza. Giovane, 40enne, centrista ed europeista, Macron era considerato ovvio vincitore fino a qualche settimana fa, complici gli scandali abbattutisi su Fillon. Oggi la competizione appare più incerta, almeno per il primo turno.

Per quel che riguarda gli outsider, bisogna guardare a sinistra: l’ascesa più inaspettata e sorprendente è quella di Jean Luc Mèlenchon (sinistra ecologista) che, stando ai sondaggi degli ultimi giorni, potrebbe clamorosamente ambire all’approdo al ballottaggio, in una serrata competizione all’interno dell’universo di sinistra proprio con Macron.

Più staccato appare nel gradimento popolare Benoit Hamon (Partito Socialista), vincitore delle primarie e successore di quel François Hollande, Presidente della Repubblica uscente con uno

degli indici di gradimento più bassi di sempre. Proprio per questo Hamon porta con sé un’eredità scomoda, a riprova del fatto che – parafrasando Andreotti – il potere talvolta logora anche chi ce l’ha.

I sondaggi sono generalmente concordi nel valutare come favoriti per il ballottaggio Macron e Le Pen con 2-3 punti percentuali di scarto di vantaggio su Mèlenchon e Fillon. Per i primi verdetti reali però, basta aspettare domenica notte.