Elezioni in Germania: la Palla alla Merkel

Nel 1982, giusto per stare ai fatti, quando lo FDP piantò in asso il SPD tramite la “sfiducia costruttiva” (con la quale se non si propone un Gabinetto alternativo si va dritti alle urne) alleandosi con CDU/CSU, il nuovo Bundeskanzler Kohl si affrettò a sciogliere subito il Bundestag per chiedere agli elettori un mandato che non fosse nato da una manovra di Palazzo. L'obiettivo pertanto è sempre stato governare nel medio periodo e non tirare a campare nel breve.

Che cosa è successo alle ultime elezioni? Qualcosa di inedito, a suo modo, dentro questa geografia politica facilmente prevedibile. La CDU/CSU, sotto il grido di guerra della nuova Iron Lady (che terminava un’esperienza di governo fondata su un’alleanza “classica” con il FDP, nata nel 2009 dopo la fine del suo Primo Gabinetto di Grosse Koalition), ha conseguito un risultato sbalorditivo, con una preponderanza elettorale, abbinata a una deprimente debolezza della SPD, che non si vedeva dai tempi del padre della patria Konrad Adenauer (negli anni Cinquanta). Tuttavia, il sogno di una maggioranza assoluta al Bundestag per la CDU/CSU,(così definito perché il target di vittoria è sempre stato individuato in una maggioranza relativa), si è infranto a soli cinque parlamentari dalla  sua riuscita. Nulla di grave, se non fosse sorto un piccolo problema: il FDP, attestatosi a poco più del 4%, non raggiunge lo sbarramento del 5%, e pertanto non entra in Parlamento. Zero deputati per Guido Westerwelle, che già da tempo aveva lasciato la leadership di un partito crollato in rovina dopo il 15% del 2009. Debacle. Con la Merkel privata di una comoda e affidabile stampella.

E ora? Tramontata l’ipotesi di questa amata Schwarz-gelbe Koalition (nero è il colore della CDU/CSU, giallo quello dei liberali), il Bundestag è siffatto: 311 seggi alla CDU/CSU, 192 al SPD, 64 alla Die Linke, 63 ai Gruenen. Seicentotrenta in tutto, maggioranza richiesta trecentosedici. Tecnicamente parlando, sconfinando nel piano della fantapolitica, Angela Merkel potrebbe avere perso. I Verdi, i Socialisti e la Sinistra potrebbero accordarsi a formare un Governo, che godrebbe di trecentodiciannove seggi di appoggio. Sarebbe un risultato paradossale. Soprattutto per la scarsa legittimazione popolare e programmatica che questa compagine avrebbe per un motivo molto semplice. Il SPD, dal 1949 ad oggi, è stato un partito nel solco della tradizione socialdemocratica europea, ben diverso dalla anomala sinistra italiana, in cui la scena era dominata dai comunisti in luogo che dai socialisti. Insomma, SPD e Die Linke sono tendenzialmente cane e gatto. Se un PD italiano si allea più volentieri con SEL che con il PdL, complice il retaggio ex comunista, in Germania i socialisti, memori dei tempi della DDR, non hanno mai amato i comunisti.