Elezioni Usa 2016: Diritto di Voto, Discriminazioni a Stelle e Strisce

elezioni usa 2016

Nonostante gli Stati Uniti siano considerati da buona parte dell’opinione pubblica paladini e rappresentanti della libertà e dell’uguaglianza, in realtà si portano dietro il pesante fardello delle segregazioni razziali e, con esso, una lunga tradizione di discriminazioni. A tale proposito, l’ultimo mandato presidenziale, svolto da un uomo di colore, non rappresenta la soluzione di una questione che, a tutt’oggi, si pone in tutta la sua gravità e non di facile risoluzione.

In particolare, per quanto riguarda il diritto di voto, molte sono le prassi e le politiche adottate che contribuiscono a condizionare l’affluenza alle urne a discapito, in particolare, delle minoranze. Circa 6 milioni di cittadini americani, ad esempio, non possono votare perché nel passato hanno commesso un crimine: tale misura genera una forte discriminazione in quanto, l’incidenza degli arresti nella comunità latino-americana è circa 3 volte superiore rispetto alla comunità bianca, mentre nel caso degli afro-americani tale incidenza è 6 volte superiore. Da  notare infatti come l’11% degli uomini afro-americani tra i 20 e i 34 anni stia scontando misure detentive.

Riflettendo sul fatto che l’Election Day negli U.S.A. cada in un giorno feriale, e che il voto non sia considerato come giusta causa per assentarsi dal lavoro, appare chiaro che chi percepisce un salario orario (le fasce più basse della popolazione), con buona probabilità, si asterrà dal voto non potendo permettersi di impiegare il proprio tempo nel fare lunghe code.

Di sicuro, altro condizionamento deriva dal fatto che in più di venti stati americani esistano norme per il riconoscimento dell’identità dei votanti e per l’ottenimento di un’ID card, ossia un documento obbligatorio che serve per potersi registrare quali elettori oppure per essere ammessi al seggio nel giorno delle elezioni. Tale discriminazione si concretizza quando, per ottenere tali documenti, viene richiesto di recarsi presso una delle agenzie statali in orari lavorativi, spesso dovendo sostenere alti costi amministrativi per le pratiche necessarie. La giustificazione di tale atteggiamento, che si rivela senz’altro di natura discriminatoria, viene motivata da esponenti del partito repubblicano con la necessità di ridurre le frodi elettorali, e nello specifico le c.d. voter impersonation (furti d’identità). Il principale studio in materia, compiuto dal Professor Levitt (Loyola Law School, Los Angeles) ha accertato, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2014, 31 casi di furto d’identità su oltre un miliardo di voti raccolti. Alla luce di tale evidenze, appare chiaro come tali misure siano meramente degli strumenti per distorcere l’affluenza al voto.

Si reagisce con sgomento alla scoperta di tali meccanismi, soprattutto alla luce del XV Emendamento della Costituzione americana che sancisce la garanzia al diritto di voto senza distinzione di colore, di razza e di precedenti condizioni di schiavitù. Principio che tuttavia ha visto la sua attuazione solo molti anni dopo, con l’approvazione, nel 1965, del Voting Rights Act emanato quale risposta alle richieste del civil rights movement e a seguito del quale il XV Emendamento poté dispiegare i suoi effetti in tutti gli Stati. Con l’Act veniva infatti istituito un sistema congegnato in modo da sottoporre le legislazioni elettorali statali ad una sorta di controllo preventivo, cd. preclearance, da parte del Governo federale. Si tratta di una formula diretta a selezionare le cosiddette covered jurisdictions, ossia l’individuazione di un gruppo di Stati che, per procedere alla modifica della legge elettorale, necessitano di specifica approvazione da parte di una figura di garanzia, l’Attorney general. Gli Stati, da sottoporre a tale controllo, vengono scelti sulla base del loro passato segregazionista. Tale meccanismo, il preclearance, è stato però abolito a seguito della pronuncia di incostituzionalità da parte della Corte Suprema nel caso Shelby County v. Holder, emessa da una maggioranza conservatrice, con l’obiettivo di liberare gli Stati dal visto del Governo centrale e, soprattutto, emancipare il Sud dal marchio razzista. In questo modo però è stata, di fatto, eliminata una norma atta a bloccare pratiche discriminatorie, che oggi si concretizzano sotto vari altri profili.

Emblematico a tal proposito è il fenomeno del gerrymandering, utilizzato in maniera trasversale da entrambi i partiti, che, nel ridisegnare i distretti elettorali, applicando una metodologia a tutti gli effetti legale, favorisce l’una o l’altra parte politica.

elezioni usa 2016Merita di essere menzionato il caso dell’Alabama dove, per ripopolare i distretti elettorali, si è fatto riferimento a criteri rigidamente razziali in modo da assicurare contestualmente due risultati: il mantenimento di una popolazione media identica per ciascuno collegio e la conservazione della percentuale di minoranze presenti nei majority-minority districts.

elezioni usa 2016È questo il paradosso di un mito, quello americano, che nella maggior parte del mondo occidentale viene visto come esempio da emulare, ma che fa ancora i conti con le proprie contraddizioni e con un passato che continua a condizionare fortemente le sue politiche connotate da forti aspetti di natura discriminatoria.

Maria Sole Delle Donne