Emanuela Banfi, ex Lehman Brothers, “Investire sui Giovani non Basta”

Giovani

Il recente rapporto McKinsey ha evidenziato le difficoltà dei datori di lavoro nel trovare personale qualificato. Una critica indiretta al sistema scolastico e universitario che, secondo la maggior parte degli imprenditori, non prepara adeguatamente lo studente al mondo dell’impiego. Abbiamo quindi chiesto ad Emanuela Banfi, un passato a Lehman Brothers e Société Générale, un commento sullo studio redatto da McKinsey e alcuni consigli per i giovani che vogliono intraprendere una carriera nel mondo della finanza e delle banche.

Secondo il recente rapporto McKinsey quasi la metà dei datori di lavoro italiani fatica a trovare giovani qualificati. Qual è la causa all’origine di questo giudizio? È colpa delle aziende che chiedono troppo o delle scuole che non danno una preparazione adeguata allo studente?

Penso esistano due problematiche che tendono a influenzare il livello di qualifica dei giovani: da una parte in Italia si assiste ad una “liceizzazione della scuola superiore” ossia ad un “eccesso di domanda” per scuole percepite “di qualità” e “generaliste” il cui sbocco maggiore risulta l’università. Purtroppo questo fenomeno porta ad un tasso di drop-out molto elevato – sia alle scuole superiori che all’università e ci si trova con molti ragazzi usciti da scuole generaliste che non hanno però completato il curriculum di studi . Il punto forse è la frequente mancanza di alternative di qualità ai Licei e il mismatch domanda/offerta a livello di istituti tecnici se un ragazzo non ha un interesse o un’inclinazione allo studio teorico (che ai Licei Classico/Scientifico è solitamente di livello decisamente più elevato che all’estero) ma ha comunque capacità e iniziativa spesso è costretto a fare scelte non ottimali. Dall’altra parte per quanto riguarda le scuole secondarie a indirizzo tecnico spesso manca un reale collegamento con il mondo del lavoro. Ci sono delle esperienze di grande successo di mobilità dalla scuola verso il lavoro che andrebbero riproposte, quali quelle degli istituti tecnici superiori post diploma, dove il corpo docenti deriva per metà dal mondo accademico e metà dal mondo del lavoro e questo crea una connessione diretta con associazioni di categoria, impresa e professionisti incrementano le possibilità di tirocinio e inserimento lavorativo post diploma. È inoltre difficile lamentarsi della scarsa ricettività del mondo del lavoro se la cultura politica è pregiudizialmente ostile a collegamenti tra il mondo dell’educazione e il mondo del lavoro.