Emmanuele Emanuele Parla di Arte e Finanza coi Giovani

Messi da parte i ricordi del clima vivace degli anni Sessanta in una Milano piena di entusiasmo, polarizzata intorno a Brera, centro di raccolta dei più grandi artisti del momento, “mi ritrovo adesso in un’Italia immobile” dice Emanuele; "un Paese che arretra nel panorama mondiale con poche prospettive per i giovani e molte riforme da costruire”. Ed è proprio in questa situazione di crisi e assenza di punti di riferimento che deve tirare fuori la sua arma vincente: la cultura. “L’Italia ha un destino storico: la bellezza. Da Venezia a Palermo, nei più piccoli golfi e nelle valli più sperdute, troviamo opere straordinarie, troppo spesso dimenticate”.

L’arte è una vera ricchezza e va amministrata con competenza per poter fare la differenza. Un Paese che destina solo lo 0,1% del PIL agli investimenti nel campo della cultura e che stringe le maglie dei finanziamenti ai musei (128 milioni di euro al Louvre contro i 5 dati al MAXXI di Roma), che chiude i teatri ed elimina la Storia dell’arte dalle scuole, perde l’occasione di fare sistema e di sfruttare il settore come strumento di crescita. “Dai mecenati ai papi del Quattrocento, da Michelangelo agli Impressionisti, l’arte ha sempre avuto bisogno di finanziatori: gente che si intendesse di numeri e che con lungimiranza sostenesse gli artisti e le loro opere - continua Emanuele - bisogna capire che questi due mondi, apparentemente in contrasto, sono invece complementari”.