Eutanasia Legale: E Ora? Intervista a Marco Cappato

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Milanese, classe 1971. Ex deputato della Repubblica, ex eurodeputato eletto nella Lista Emma Bonino, ex consigliere comunale di Milano, ex presidente dei Radicali Italiani e oggi tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Marco Cappato, prima di essere tutto questo, è l’esempio provato che la classe politica può ancora stare dalla parte dei cittadini.

Il suo impegno trasversale su tematiche sociali come il fine vita, il riconoscimento dei diritti civili, la giustizia, la legalità e l’ecologia è il leitmotiv di una carriera quasi trentennale, balzata agli onori della cronaca solo recentemente, quando Marco si è fatto portavoce delle volontà di Fabiano Antoniani, un ragazzo di 40 anni rimasto cieco e tetraplegico a seguito di un incidente d’auto.

Attraverso un gesto di disobbedienza civile, volto a sensibilizzare la pubblica opinione e ad accelerare l’iter parlamentare sul riconoscimento dei diritti per l’eutanasia legale, Marco ha accompagnato Fabiano, per tutti dj Fabo, in Svizzera, per ottenere assistenza alla morte volontaria nella clinica Dignitas (che noi avevamo già contattato). Un gesto che, seguito dalla sua autodenuncia presso la caserma dei Carabinieri di Milano, lo ha portato ad essere iscritto sul registro degli indagati per il reato di istigazione o aiuto al suicidio. Oggi Marco rischia una pena di 12 anni di reclusione.

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Per conoscere qualcosa di più su di lui, sulla sua carriera e per capire cosa ne sarà di lui e del movimento dei Radicali Italiani, lo abbiamo contattato. Questa la nostra intervista.

 

 

Marco, lei, come lo fu Pannella e come lo è Emma Bonino, rappresenta una classe politica che si schiera dalla parte dei cittadini per la difesa dei loro diritti. Perché oggi è così raro vedere un esponente prendersi carico delle volontà di un cittadino?

“Perché se lo fa è molto difficile che faccia notizia. Il dibattito politico è monopolizzato tra “prese di posizione” spesso vuote di contenuti. La moneta cattiva di politici parolai e affaristi scaccia così quella buona (che pure esiste, non solo tra i radicali) di chi si batte per ciò in cui crede”.

 

La sua attività politica e sociale spazia a 360 gradi: dall’eutanasia fino al riconoscimento dei diritti civili, passando per giustizia, legalità ed ecologia. La domanda provocatoria è: “chi glielo fa fare?”

“Intanto, mi diverto. Meno superficialmente, mi occupo di questioni che sono in sintonia con ciò che credo sia importante nella vita”.

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Lei è stato presidente di Radicali Italiani, simbolo di una politica liberale, liberista e libertaria. Crede che in un futuro ci sarà più spazio per questo movimento nel panorama politico italiano e internazionale?

“Non necessariamente. Il liberalismo, coniugato con la nonviolenza e il federalismo, è la risposta migliore ai grandi problemi del nostro tempo. Ma non dobbiamo illuderci che la storia vada nella direzione che auspichiamo. È inutile fare previsioni, più importante è provare a fare qualche passo nella direzione giusta”.

 

Lei è anche tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, attraverso la quale si è battuto per i diritti di Fabiano Antoniani. Qual è la filosofia e le aspirazioni future dell’Associazione?

“Il nostro motto è “Dal corpo dei malati al cuore della politica”. Vogliamo mettere il metodo scientifico, basato sui fatti, a disposizione del metodo democratico, per lasciare le persone libere di scegliere dall’inizio alla fine della loro vita”.

 

Nel dettaglio, come l’ha cambiata l’aver conosciuto, aiutato ed essere stato accanto a Fabiano negli ultimi giorni della sua vita?

“Il processo del morire fa parte della vita. Lo sappiamo tutti, ma lo rimuoviamo. Aiutare Fabo a interrompere l’agonia alla quale era sottoposto mi ha riportato a sentire fisicamente quanto la libertà sia importante per vivere”.

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Al di là delle indagini, come vede il suo futuro e il suo impegno nel campo politico e sociale?

“C’è molto da fare. Penso che non mi annoierò”.

 

Ogni tanto ha paura di sbattere contro un muro di gomma?

“È una certezza. Infatti non puntiamo a buttarlo giù a spallate. Serve un po’ di fantasia”.