Expo 2015: e Se l’Area Diventasse una Silicon Valley del Food?

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La domanda se la stanno ponendo in moltissimi ed è più che lecito farsela: che fine farà Expo, una volta terminata l’Esposizione Universale? Più che un interrogativo, è un dubbio che sta attanagliando buona parte della popolazione italiana, milanesi e non. Il sito dell’esposizione è vastissimo: l’area occupa uno spazio che si estende per oltre 110 ettari tra il comune di Milano e quello della vicinissima Rho e sarebbe un vero peccato (oltre che un enorme, ingente perdita) perdere una superficie del genere. A tal proposito, nel Febbraio scorso, il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca ha dichiarato l’intenzione di trasformare lo spazio in qualcosa di straordinario. Nel Novembre 2014, infatti, nessuna busta interessata si è presentata al bando di gara per il futuro dell’area (del resto si trattava -e tuttora resta- una cifra non da poco: 340 milioni di euro) e così Rocca ha lanciato la sua proposta: rendere Expo – dopo l’Esposizione – un polo dell’innovazione. Una sorta di Silicon Valley tutta italiana. Marco Gualtieri, fondatore di Milano Cucina e ideatore e presidente di Seeds and Chips, il primo salone dell’innovazione dedicato completamente al food e alla tecnologia, ha reinterpretato la questione, puntando a un asset tutto italiano, caro al Bel Paese e caro al tema scelto per l’Esposizione: il settore agroalimentare. Gualtieri ha raccolto 25 motivi per i quali varrebbe la pena trasformare l’area di Expo in una Food Valley e non ce n’è uno che non abbia un riscontro pratico, concreto e veritiero. L’Italia è il primo paese europeo per prodotti agroalimentari di qualità (Istat, 2013) e non a caso anche il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina ha di recente dichiarato che  l’area dovrà avere una coerenza strettissima con il tema. E se il prossimo step fosse una davvero una cittadella dell’innovazione? Del progetto, ne abbiamo parlato con Marco Gualtieri.

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Dottor Gualtieri, cosa s’intende per Food Valley? Da dove nasce l’idea?

L’idea non è casuale e nasce da una proposta ben precisa di Assolombarda, per non vanificare tutti gli sforzi che si realizzati, con la conclusione di Expo il 31 Ottobre. L’area di Expo in questo momento è una delle zone più avanzate tecnologicamente e quindi dobbiamo sfruttare la situazione. Non solo: tra circa cinque anni, saranno più di 800 milioni i consumatori di digitale nel mondo. Ecco perché dobbiamo cavalcare l’onda e lanciarci in questo progetto. Di Silicon Valley ce n’è già una, mentre di Food Valley no. L’idea è quella di sviluppare e lavorare su un tema per il quale abbiamo molta credibilità agli occhi di tutto il mondo e cioè il cibo. Questo può avvenire con collaborazioni tra università e imprese: l’economia è fatta di interazioni tra soggetti diversi e noi dobbiamo sempre tenere in considerazione anche questo aspetto. Milano Cucina ha lanciato la proposta, aperta a tutti gli operatori.