Family Office, Cresce la Propensione al Rischio nel 2015

Last but not the last, citiamo la figura del digital risk officer, talmente recente da non possedere dati sufficienti per fare stime. Ciò che si può auspicare è che, a seguito dei molti attacchi ricevuti da società come Sony, Target e Home Depot da parte di hacker, dal 2017 un terzo delle aziende di medio/grandi dimensioni che trattano dati digitali sensibili, si doteranno di un digital risk officer. Tale figura avrà il compito di prevenire le violazioni di dati digitali e proteggere le informazioni sensibili sui clienti. Esso si occuperà di valutare i rischi connessi alla tutela dei dati sensibili e di implementare misure di sicurezza. Per intraprendere questo tipo di carriera professionale è utile ottenere una laurea in informatica, ingegneria, matematica o fisica oppure possedere una consolidata esperienza in campo ICT. Lo stipendio medio stimato è pari a 135.770 euro/annui.

I Family Office, nel 2015, hanno aumentato la propria propensione al rischio. E’ quanto emerso dal Global Family Office Report 2015, che ha rivelato come quest’anno i family office abbiano scelto di ridurre il portafoglio obbligazioni, in favore di azioni e investimenti in fondi. Un cambio di rotta che ha portato all’inevitabile divisione in due categorie: quelle che hanno una strategia d’investimento conservativa (in calo dal 26% al 21% negli ultimi 12 mesi) e quelle che attuano una strategia bilanciata (in aumento di quattro punti percentuali, al 50%).

Sulla base delle risposte date da dirigenti e ruoli esecutivi di 224 family office, il report, stilato da Campden Wealth e UBS, ha riscontrato che ogni singolo family office ha un asset medio di 806 milioni di dollari. Dal report stilato è emerso anche un incremento dei costi, registrato con un aumento da 92 punti (rilevati lo scorso anno) a 99 punti per il 2015.

Dominic Samuelson, Chief Executive di Campden Wealth, ha detto che il rapporto ha fornito una maggiore frammentazione rispetto allo scorso anno, aggiungendo che la tendenza verso investimenti più rischiosi è frutto dei rendimenti molto alti registrati nel 2014. “Una maggiore propensione al rischio e i crescenti investimenti sono l’inevitabile conseguenza degli alti rendimenti registrati lo scorso anno, favoriti dalla continua interazione con la banca centrale, che ha cercato di mantenere bassi i tassi d’interesse”.

Secondo il report, il family office medio ha un costo di circa 8 milioni di dollari l’anno, di cui il cui 20% viene destinato al pagamento di commissioni per le performances di un manager esterno e un ulteriore 20% per servizi fiscali e legali.

E’ inoltre emerso che:

–          Lo stipendio medio del CEO del family office è di 333mila dollari;

–          Il 22% del portafoglio di un family office medio è in private equity;

–          Gli uffici percorrono diverse strategie di hedge fund anche se sono coinvolti maggiormente in long/short equities;

–          Un terzo (32%) dei famili office non hanno procedure di gestione dei rischi o controlli sulla reputazione della famiglia;

–          I family office impegnati nella filantropia investono circa il 2,5% degli AUM.

Philip Higson, vice presidente di UBS Global Family Office Group, ha detto che per i family office, nel 2015, i rendimenti più alti proverranno probabilmente da private equity e dal campo immobiliare. Due settori sempre più in crescita, come mostrato dallo stesso report, secondo il quale il family office medio ha investito finora circa 105 milioni di dollari nel settore e 177 milioni in attività di private equity, compreso venture capital e co-investimenti.

“Ci sono alcune preoccupazioni che si evincono dal rapporto. Una tra tutte è il fatto che un terzo dei family office non hanno alcuna procedura di gestione del rischio circa la reputazione della famiglia. Anche se gli uffici sono ben orientati a guardare oltre il mero investimento, la reputazione non ha sempre l’attenzione che merita. Nell’era digitale questo è un rischio per le famiglie” ha concluso Higson.