“Fede nel Genere Umano”: 10 Studi per Ripristinare le Speranze per il Futuro

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La conoscenza scientifica del comportamento umano può spesso renderci cinici, a volte meritatamente, ma cinici comunque. Con questo spirito Eric Barker, l’ideatore del Blog “Barking Up The Wrong”, ci mostra come anche nella ricerca ci sia un grande potenziale per rinnovare il nostro ottimismo e le speranze circa le prospettive della nostra specie. Come spiega Eric “Il mondo non è sempre giusto. I ‘cattivi’ non sono sempre puniti e il ‘bene’ non sempre riesce a prevalere”. Ma ci sono abbastanza motivazioni, scientificamente testate, per avere speranza ed essere positivi per il futuro dell’umanità.

10. “Alle volte l’empatia batte l’oggettività”

Adam Grant

Estratto di un’intervista condotta con il prof. Adam Grant della Wharton University, autore di “Give and Take: A Revolutionary Approach to Success”:

“Un grande studio sui radiologi portato avanti da Turner e i suoi colleghi, dimostra che quando i radiologi vedono una foto del paziente a cui stanno per fare una radiografia, si empatizzano maggiormente con la persona, avendola vista più come un essere umano che come una radiografia. Come risultato, i radiologi hanno scritto rapporti più lunghi, e hanno avuto una maggiore accuratezza diagnostica.”

9. “Fidarsi troppo è meglio che fidarsi troppo poco”

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Nello studio “The Right Amount of Trust” (2009) di Jeffrey Butler, Paola Giuliano, e Luigi Guiso è stato chiesto alle persone campionate quanto si fidano degli altri su una scala da 1 a 10. Gli individui con il reddito più alto hanno risposto con il numero 8. Coloro che hanno fatto registrare i più alti livelli di fiducia avevano redditi inferiori del 7% rispetto a quelli che hanno risposto 8. La ricerca mostra che gli individui appartenenti a questo gruppo hanno più probabilità di essere fregati. Quelli con i più bassi livelli di fiducia invece hanno un reddito più basso del 14,5% rispetto a coloro che hanno risposto 8. Tale perdita equivale economicamente ad una mancata iscrizione al college. Non fidandosi hanno così perso molte opportunità.

8. “Sia la speranza che la disperazione sono profezie che si autoavverano”

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Analisi del sangue eseguite su soldati impegnati in situazioni stimolanti mostrano come il corpo venga stressato dalle difficoltà percepite da ogni individuo, e non dalla situazione di per se. In “Maximum Brainpower: Challenging the Brain for Health and Wisdom” Shlomo Breznitz dimostra che:

“… Il cervello non vuole che il corpo spenda le proprie risorse a meno che non vi sia una ragionevole possibilità di successo. La nostra forza fisica non è accessibile a noi se il cervello non crede nel risultato, poichè la possibilità peggiore per un essere umano è spendere tutte le proprie risorse e fallire comunque nel raggiungimento del proprio obbiettivo. Se noi non crediamo che possiamo farcela, non avremo le risorse necessarie per farlo. Nel momento in cui noi crediamo nelle nostre capacità, le porte si aprono, e una marea di energia si scatena. Sia la speranza che la disperazione sono quindi profezie che si autoavverano.”

7. “Aiutare gli altri ti aiuta”

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Gli studenti universitari che hanno scritto lettere di incoraggiamento a dei liceali “a rischio”, consigliando loro di perseverare e suggerendo che l’intelligenza “non è una dotazione finita, ma piuttosto una capacità espandibile” sono diventati più felici e hanno migliorato il loro rendimento scolastico nei mesi successivi. La verità è che non c’erano realmente dei liceali “a rischio”. Il semplice fatto che abbiano scritto quelle lettere ha condotto a questi risultati.

Questa è la lezione che emerge da “Situations Matter: Understanding How Context Transforms Your World” (2011) di Sam Sommers:

“Queste lettere hanno per caso aiutato dei liceali a risolvere le proprie avversità? Impossibili da dire. Quelle lettere non sono mai state consegnate. Ma la mera esperienza di scriverle ha avuto un impatto duraturo sugli studenti universitari. Mesi dopo, gli autori delle lettere stavano ancora mostrando una maggiore propensione allo studio rispetto agli altri studenti di Stanford. La loro media accademica è aumentata almeno di un terzo su una scala da quattro punti.”

6. “Non hai bisogno di vincere alla lotteria per essere felice”

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Le persone complessivamente molto felici non hanno avuto modo di vivere un maggior numero di momenti felici rispetto alle persone complessivamente meno felici.

Questa è l’idea racchiusa in “50 Great Myths of Popular Psychology: Shattering Widespread Misconceptions about Human Behavior”:

“Ed Diener e Martin Seligman hanno analizzato i livelli di felicità di oltre 200 studenti, comparando il 10% che hanno registrato i livelli di felicità più alti (“estremamente felice”) con quelli dei livelli medi, e il 10% più basso. Gli studenti “estremamente felici” non hanno avuto un maggior numero di eventi nella propria vita considerati oggettivamente positivi, come passare bene un esame o un appuntamento galante, rispetto agli altri gruppi.

5. “Raramente nella vita siamo limitati dai nostri geni”

Carol Dweck

Quanto spesso un talento naturale limita ciò di cui sei capace? nel 95% dei casi non lo fa.

In “Mindset: The New Psychology of Success“, Carol Dweck spiega che:

“Benjamin Bloom, uno dei più eminenti ricercatori dell’educazione, ha studiato i profili di 120 ‘persone eccezionali’: concertisti, scultori, nuotatori olimpici, giocatori di tennis di classe mondiale, matematici e neurologi. La maggior parte di loro non erano così notevoli da bambino, e non ha mostrato un talento chiaro prima dell’inizio della loro educazione…Bloom conclude: “Dopo 40 anni di ricerca sull’apprendimento scolastico negli Stati Uniti, così come all’estero, la mia principale conclusione è: Qualsiasi cosa ogni persona possa imparare nel mondo, essa è accessibile da quasi tutti gli individui, se dotati delle adeguate condizioni di apprendimento. ” Bloom non sta parlando del 2-3 per cento dei bambini che hanno disabilità gravi, e neanche l’1-2 per cento dei bambini dell’altro estremo… Egli si riferisce a tutti gli altri”

4. “Il DPTS inverso esiste: Alle volte eventi terribili ci rendono persone migliori”

Shawn-Achor

Le tragedie non solo ci rendono più forti, ma anche persone migliori.

Citazione estratta da “The Happiness Advantage: The Seven Principles of Positive Psychology That Fuel Success and Performance at Work” di Shawn Achor:

“Grazie a questo studio, oggi possiamo dire per certo, e non solo in modo empirico, che le grandi sofferenze o i traumi possono realmente portare a grandi cambiamenti attraverso una vasta gamma di esperienze. Dopo l’11 Marzo 2004, e gli attentati ai treni a Madrid, per esempio, gli psicologi hanno scoperto che molti residenti hanno sperimentato una crescita psicologica positiva. Allo stesso modo anche la maggior parte delle donne a cui è stato diagnosticato il cancro al seno. Che tipo di crescita positiva? Aumento della spiritualità, della compassione per gli altri, apertura, e anche, eventualmente, del grado di soddisfazione della propria vita. Dopo un trauma, le persone riportano anche una maggiore forza personale e fiducia in se stessi, così come un’intensificazione dell’apprezzamento per, e una maggior intimità con, le proprie relazioni sociali”

3. “Quello che non ti uccide ti rende più forte” 

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Gli individui che affrontano eventi più terribili ne sono usciti più forti di coloro che non hanno vissuti questo genere di avversità.

Citando “Flourish: A Visionary New Understanding of Happiness and Well-being” di Martin E. P. Seligman:

“In un mese, 1700 persone hanno riferito almeno uno di questi terribili eventi, e hanno partecipato al nostro test sul benessere. Con nostra sorpresa, gli individui che hanno sperimentato un evento tragico (stupro, tortura, rapimento) hanno avuto una forza più intensa (e quindi un benessere maggiore) di coloro che non ne hanno avuti. Individui che hanno avuto due eventi tragici sono più forti di coloro che ne hanno sperimentato soltanto uno…e così via”

2. “Il rimorso non è così pauroso”

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Siamo soliti concepire il rammarico come un sentimento più doloroso di quanto non sia in realtà.

Estratto da “Stumbling on Happiness” di Daniel Gilbert:

“…i margini di perdita possono avere un impatto sull’esperienza emotiva, e il nostro studio suggerisce che potente che sia l’impatto, esso non è così forte come le persone se lo figurano”

1. “Rispondiamo meglio ai problemi più pesanti”

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Da uno studio condotto alla Harvard University dall’esperto di felicità Daniel Gilbert, l’autore di “Stumbling on Happiness” emerge che:

“Le persone razionalizzano divorzi, degradi, e malattie, ma non gli ascensori lenti e i vini borgogna ‘senza spirito’. La conseguenza paradossale è che alle volte le persone recuperano più velocemente da esprienze veramente angoscianti che da quelle più banali.”