Fenomenologia delle Fake News

Orson Welles (1915 - 1985)

Da Orson Welles fino a oggi, passando per Luther Blissett, il falso è stato anche strumento di lotta e di decostruzione del discorso dominante. Le fake news ci sono da tempo, tanto quanto quelle reali. È una narrazione fake che oggi le descrive come un fenomeno senza un passato, strettamente connesso ai social. I social ne hanno cambiano la diffusione, la circolazione e quindi l’impatto sociale. Il problema non sono le notizie finte, ma la delegittimazione dell’informazione, la confusione tra propaganda e verità, la diffusione di allarmi-sicurezza come strada di legittimazione del controllo.

C’era una volta Orson Welles. Per un’ora, tutta d’un fiato e senza pubblicità, un ventitreenne dal tono compunto e autorevole raccontò agli americani l’arrivo dei marziani. Succedeva alle otto di sera di una domenica qualsiasi, prima di Halloween, quella del 30 ottobre del 1938.

Era l’annuncio di un’invasione aliena, ai microfoni della Columbia Brodcasting System radio. Era “La guerra dei mondi”, radiodramma ispirato al romanzo di H.G. Wells. All’orecchio degli ascoltatori sembrò una cronaca. Ma non era altro che una beffa, un falso, una farsa in diretta radio. Per Welles era pubblico dileggio, per gli Stati Uniti una (potenziale) psicosi collettiva da gestire.

IL FALSO COME STRUMENTO DI LOTTA

Cambiano i tempi, mutano i personaggi, si trasformano i meccanismi. Arrivano i giorni di Luther Blissett, gli anni Novanta, il nom de plume collettivo. Con lo pseudonimo arriva l’attivismo culturale e virtuale, il teatro situazionautico, le derive psicogeografiche.

Si smascherano gli automatismi subdoli dell’informazione, si combattono «guerre psichiche», si usano leggende metropolitane, si ordiscono «grandi truffe», si rivendicano gli atti di sabotaggio attraverso “comunicati”. Si svelano i tic dell’industria mediatica. Si organizzano vere e proprie beffe. Si gioca sempre sul limite, al confine tra la realtà e la finzione. L’obiettivo è scardinare un sistema che si nutre di percezioni, ingigantisce le minacce, si sviluppa con l’immaginazione dei lettori e cresce attraverso le rappresentazioni collettive. Il falso è funzionale alla missione, sfrutta gli stessi strumenti del vero (o meglio, quello che diventa “vero” nel discorso mediatico). Come scriveva Luther Blissett, la guerriglia mediatica è un gioco all’inganno reciproco:

I Diavoli

Online dall’autunno del 2014, il sito I Diavoli è la voce di una realtà collettiva che incrocia competenze molteplici per narrare, muovendo dalle reti invisibili della finanza globale, i dispositivi di potere capaci di condizionare la vita e definire il nostro tempo. Strette monetarie, politiche delle banche centrali, guerre commerciali, applicazioni delle tecnologie, forme della crisi, sono alcuni dei temi affrontati per svelare l’azione segreta di coloro che -tra inganni e prodigi- tessono i destini del mondo. Mischiando informazioni e narrazioni, intrecciando materiali documentari e racconti di fiction, implementando la crossmedialità delle storie all’incrocio tra web, editoria e prodotti audiovisivi, i diavoli intendono rendere accessibili saperi sofisticati, deostruire messaggi complessi per aumentarne la fruibilità, diffondere conoscenze in modo libero e orizzontale, accrescere il valore sociale dell’informazione.

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