Fine della Crisi? Ma Quando Mai

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L’Istat è lapidario: la crescita dell’Italia rallenta e le imprese sono scoraggiate. Giustamente poi c’è chi non perde ottimismo e smalto e continua a dirsi soddisfatto. Punti di vista. Quello degli italiani però non ha nulla di positivo, così come la nota mensile dell’Istat. A dire il vero non si tratta della catastrofe, questo no, perché nonostante tutto le famiglie spendono di più, lo 0,2% nel primo trimestre del 2016 rispetto a quello dell’anno scorso, cosa che ha fatto crescere il Pil dello 0,3%, ma dopo questo piccolo spiraglio arrivano le brutte notizie, visto che anche gli investimenti e i risparmi restano al palo.

L’Italia resta in deflazione, questo è quanto, perché ancora l’economia è poco dinamica, perché gli italiani, così come le imprese, sono sfiduciati. Non solo, ad aggravare la situazione ci si mette il mercato del lavoro che non si presenta con un quadro del tutto negativo quanto ballerino. Viene rilevata ad aprile una discreta crescita un +0,3% su base congiunturale, ma il problema è che buona parte di questo aumento è dovuto alla crescita esponenziale dei lavori retribuiti con vaucher. Schizofrenicamente, sempre nello stesso mese, la percentuale di disoccupati è in aumento, 11,7%, registrando un decimo in più rispetto al mese di marzo.

Intanto Bankitalia abbassa la stima di crescita del Pil passando dall’1,5% a un ben più striminzito 1,1%, mentre il Governo mantiene una previsione del 1,2%. Dove sta la verità? Non è dato saperlo, quello che invece è certo è il pesante clima di sfiducia, le aziende non sempre riescono ad accedere a fondi di microcredito magari per risollevare le sorti un po’ traballanti e rimettersi in gioco in attesa che le cose cambino, ammesso che davvero possano cambiare.

Certo, l’entusiasmo giovanile una volta era il motore trainante di tutto, ma oggigiorno i giovani si defilano, sembrano quasi abbandonare la nave che affonda. Scappano all’estero, in cerca di lavori congrui all’impegno profuso in anni di studio e di investimento intellettuale e pecuniario. Qui d’altro canto non solo non vengono valorizzati quanto meriterebbero, ma vengono addirittura ignorati, a meno che non siano figli di qualche nome in evidenza.

Lo scenario non è quindi quello di un paese in cui la crisi si è risolta, semmai di un paese che, per quanto vale, ancora prova a lottare ma che se le cose non dovessero cambiare a breve, probabilmente sarà destinato a soccombere sotto il peso di un’economia stagnante.