Funmob e Flashmob, il Nuovo Modo per Essere Virali

Funmob e Flashmob, il Nuovo Modo per Essere Virali

Ce l’hanno spiegato ed ormai dovremmo averlo capito: nell’era digitale se non sei online non sei nessuno. L’obiettivo è diventare virali all’interno della rete, spesso però prescindendo da qualsiasi rapporto umano. Fondamentale è la capacità di imporsi e saper sorprendere fino ad innescare quel gioco di condivisioni in cui, alla fine della giornata, visualizzazioni  portano altre visualizzazioni e i numeri sono l’unica cosa che conta.

La comunicazione, aziendale e non, oggi spesso è distante dalle persone e, per riavvicinarsi ad essere, dovrà necessariamente cambiare. Come? I flashmob, ad esempio, possono essere uno strumento da cui partire per rivoluzionare le strategie di comunicazione tradizionali.

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Ne abbiamo parlato insieme a Federica Pasini, project manager di Funmob, piattaforma che permette a qualsiasi persona di organizzare e condividere un flashmob.

Federica, tutti noi pensando ad un flashmob, abbiamo in mente l’immagine di un balletto in cui un gruppo di persone balla in maniera coordinata. Ci spieghi meglio in realtà di cosa si tratta?

Un flashmob è una tipologia di comunicazione non convenzionale di tipo esperienziale, dirompente e coinvolgente attraverso cui esprimere un messaggio, un’idea o semplicemente condividere un momento divertente. Flashmob è spesso un momento di raccolta, di condivisione, un prezioso momento di team building. È un modo di esprimere un concetto senza dirlo, senza imporre un’idea, un modo di coinvolgere le persone lasciando a loro la libertà di decidere cosa fare di quell’emozione. Non deve essere per forza un balletto, può essere anche un free hug o un girotondo.

Cos’è fondamentale per la riuscita di un flashmob?

Un flashmob si compone di due elementi essenziali: l’ emozione offline in piazza e la virilizzazione online. Quest’ultima è fondamentale perché è ciò che fa si che il messaggio venga diffuso e raggiunga la più ampia platea possibile. Chi balla, chi canta, chi suona, chi semplicemente sventola un fazzoletto, deve essere coinvolto mentre lo fa perché l’emozione creata deve essere vera, altrimenti esce fuori una cosa mediocre che non coinvolge neanche le persone che ci sono attorno. Il video deve essere corto, spettacolare, deve farti dire “ volevo esserci anch’io”, però allo stesso tempo deve spingerti a condividerlo con qualcuno.

Secondo te la comunicazione online non basta più?

La mia generazione è nata online e si è buttata a capofitto in questo mondo digitale, seguendo una contaminazione virale. Crescendo vedo i ragazzi più piccoli di me che sebbene siano online, stanno tornando a giocare offline. Sta stancando il fatto di vivere una vita online, non vera. Essere online è una scelta, non è la scelta. E se le aziende inizieranno a capire che, sebbene le persone siano ormai sempre più online, in realtà rimangono degli esseri umani che hanno bisogno di fidarsi fuori dalla rete, riusciranno a sviluppare campagne  più vicine alle persone e quindi più efficaci.

Cos’ha in più un flashmob rispetto ai metodi di comunicazione tradizionali?

La maggior parte delle realtà associative tende a coinvolgere nelle proprie attività solo persone che già sono sensibili ai messaggi che vogliono trasmettere. Questo perché, avendo budget limitati, faticano a trovare strumenti per far parlare di sé. Dall’altra parte le aziende, pur avendo grandi budget a disposizione, corrono il rischio di comunicare senza coinvolgere, attraverso canali tradizionali come la televisione o la cartellonistica.

Un flashmob crea un’emozione che rimane nel tempo e viene associata al brand. Domani una persona che dovrà fare una scelta di acquisto sarà influenzata dall’emozione che ha provato partecipando al flashmob. È uno strumento di viral marketing e funziona tanto quanto la guerrilla marketing, anzi spesso i due aspetti vengono mischiati. Lo scopo ultimo rimane la brand awareness diretta alla vendita. A differenza ad esempio della scontistica però il rapporto personale viene messo  al centro.

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Diverse associazioni in diverse città hanno avuto riscontro da televisioni, giornali e sui social. Se pensiamo ad alcune tematiche come ad esempio la sostenibilità ambientale, di esse se ne parla solo tra persone già sensibilizzate al tema. Partendo da questo bisogno il flashmob aiuta a farne parlare al di fuori della nicchia.

Smettere di parlare a sé stessi e tornare a dialogare con le persone offline: la comunicazione deve innovarsi anche guardando al passato.

Credit: Funmob