Future Library, Cento Scrittori per il Futuro

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Secondo un proverbio cinese, la civilizzazione consiste nel crogiolarsi all’ombra di alberi piantati un centinaio d’anni fa. Colui che li piantò sapeva che tali alberi gli sarebbero sopravvissuti; tuttavia, lui li piantò lo stesso affinché persone non ancora nate potessero un giorno godere della loro ombra.

Stando a queste dichiarazioni di David Mitchell, uno dei primissimi autori aderenti, deve aver immaginato qualcosa di simile l’artista norvegese Katie Paterson quando ha elaborato uno dei progetti più visionari degli ultimi anni, la Future Library. Per realizzarlo, nel 2014 circa 1000 alberi sono stati piantati in una foresta a nord di Oslo, con uno scopo preciso: fornire carta per un’antologia di libri molto speciale. Infatti, ogni anno per cento anni un grande scrittore internazionale è chiamato a consegnare un proprio testo inedito, pensato e scritto in previsione di una futura pubblicazione, che avverrà però soltanto nel 2114. La prima ad aver dato il proprio contributo è stata la scrittrice Margaret Atwood, seguita a ruota nel 2015 proprio dall’inglese David Mitchell.

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Dunque, se da un lato è chiara la volontà di sensibilizzare l’opinione pubblica verso le tematiche ecologiste attraverso l’impegno a creare un bosco e a preservarlo intatto per cento anni, d’altro canto quella che si annuncia è una sfida affascinante: intercettare il gusto e l’interesse dei lettori del prossimo secolo.

Ciò che si chiede agli scrittori è di agire in netta controtendenza rispetto ai nostri tempi. Nell’epoca della comunicazione istantanea, delle pubblicazioni a cascata, in cui tutti scrivono testi a scadenza immediata, oggi rimbalzati ovunque, domani già dimenticati, Katie Paterson ha scelto di cambiare prospettiva, invitandoci a pensare a lungo termine, a immaginare come sarà la biblioteca del futuro, l’umanità del futuro.

I manoscritti verranno conservati in una sezione particolare della biblioteca di Oslo, in cui sarà possibile vedere su uno schermo i nomi degli autori partecipanti e i titoli delle opere, ma senza che queste siano disponibili alla lettura, un privilegio riservato unicamente ai “posteri”.

Certo, non è possibile prevedere il futuro, e non possiamo sapere che cosa si aspetteranno da un libro i lettori di domani, né quali parole vorranno leggere. Ma la vera domanda è: noi, oggi, a loro, che cosa vogliamo dire? Per scoprirlo, ci vediamo tra cent’anni.