Il Futuro dell’Auto Non Ha Bisogno della Patente

google self driving car

Seguendo il trend tecnologico è chiaro che siamo di fronte a una nuova era del settore automobilistico, con sempre più consumatori interessati al fattore innovazione piuttosto che le prestazioni del mezzo. In questo ambito nascono le collaborazioni tra industrie hi-tech e automobilistiche. Un esempio sono i recenti accordi tra Volvo e Uber, Apple e Didi Chuxing (la Uber cinese, ndr) e Google e FCA.

Le necessità colte dalle aziende sono quelle della sostenibilità, della sicurezza e del mantenimento dei costi. Da questi tre aspetti si capisce la scelta di puntare sulla guida automatica, capace di abbassare le statistiche sugli incidenti, ottimizzare i consumi e azzerare i costi di eventuali piloti.

Infatti la più grande fonte di costo di Uber sono proprio i driver che rispondono alla vostra chiamata via app e che fanno concorrenza ai tassisti.

otto

Per questi motivi l’azienda spinge molto sulla funzione auto pilota e, non a caso, c’è stata l’acquisizione di OTTO, una start-up che si occupa di camion self-drive. L’idea della start up (fondata da ex dipendenti Google, Apple e Tesla) non è quella di costruire veicoli da zero ma di dotarli di kit hardware per la conversione. Si può prevedere come la strategia di Uber in questo senso si spinga sull’utilizzo di questi camion per poter competere in futuro con marchi come UPS e FedEx, da sempre leader nelle spedizioni.

Apple ha invece investito sulla Didi Chuxing per poter, in primis, entrare nel mercato cinese, ma anche per affacciarsi nello stesso mercato nel quale Uber è leader mondiale. Ma la casa produttrice dell’Iphone non si è limitata a implementare Apple CarPlay, interfaccia digitale user friendly per veicoli, ma ha anche cominciato a costruire una propria automobile a guida automatica con nome in codice “Titan”. Apple cerca di tenere segreto ogni aspetto sulla progettazione della iCar ma è facile immaginare come la recente acquisizione cinese e l’aspetto della macchina stessa porterà la casa di Cupertino a usarla per il Car Sharing, servizio però molto più usato in Europa che negli Stati Uniti.

A San Francisco Google farà partire in autunno un progetto di ride sharing, cioè di condivisione del tragitto in auto tra persone comuni. Se il tutto dovesse rivelarsi una strategia vincente potrebbe essere un terreno fertile per la sperimentazione della Google Self-Driving Car su strada. Peccato che la big G si sia già fatta sorpassare dalla piccola startup NuTonomy, che ha fatto partire a Singapore un primo servizio sperimentale di taxi a guida automatica. Le auto per adesso sono solo 6, ma la storia insegna che i dati ottenuti da queste startup fanno gola alle big, invogliate a comprarle piuttosto che a creare concorrenza.

nutonomy

Mentre Google e Apple pensano all’auto come mero mezzo di spostamento da A verso B, Tesla mantiene ancora le fattezze di una casa costruttrice di automobili, occupandosi sia del lato hardware che software e, con i suoi 100 milioni di miglia effettuati dal sistema di Autopilot, è sicuramente l’azienda con più esperienza nel campo. Tesla offre ai suoi clienti (a prezzi ancora non accessibili a tutti) automobili belle, potenti e grazie alla sempre più ampia rete di supercharger (ricarica in minuti e non più in ore), facili da rifornire. Inoltre non è da sottovalutare il genio di Elon Musk, che recentemente ha annunciato di voler realizzare anche camion per trasporto merci e autobus per il trasporto passeggeri, naturalmente autopilotati. Inoltre parte di un ambizioso progetto è quello di creare una rete di macchine Tesla da condividere. Citando Musk:

Progetto ambizioso, che metterà a dura prova i sistemi di sicurezza informatica dell’automobile ma soprattutto la diffidenza di chi non vorrebbe estranei entrare nella propria vettura.

Ci sono quindi da una parte le big dell’hi-tech, bisognose di diversificare le proprie fonti di guadagno e desiderose di entrare nel lucroso mondo dell’automotive, e dall’altra le case automobilistiche, che non sono mai state davvero in grado di proporre delle interfacce grafiche degne di nota ma che hanno qualche esperienza nel costruire tutto quello che c’è intorno. E poi c’è Tesla.