G7 Finanziario di Sendai: Nessuna Prospettiva Comune nel Coordinamento per la Crescita

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Si è ormai concluso da poco meno di una settimana il vertice del G7 finanziario a Sendai, capoluogo del Giappone settentrionale, che ha riunito in un tavolo di lavoro di due giorni i ministri delle finanze assieme ai governatori delle banche centrali dei paesi del G7, oltre ai responsabili di grandi istituzioni finanziarie internazionali con lo scopo di preparare il summit che si è appena terminato tra i leader del G7 in Giappone.

Come prospettato dagli argomenti in agenda, i ministri hanno discusso diversi aspetti della situazione finanziaria odierna. In ambito europeo si è trattato della Brexit e dei conti della Grecia. I conflitti geopolitici, il problema della evasione fiscale sollevati dai Panama Papers e la lotta al finanziamento del terrorismo sono stati al centro di un dialogo di portata internazionale. Si è trattato in particolar modo di politica fiscale e politica monetaria, sotto la duplice ottica della spesa pubblica e di riforme tali da essere stimolo alla crescita.

Infatti, se da una parte è la preoccupazione che la crescita globale che stenti a ripartire accomuna i ministri delle finanze mondiali, dall’altra è parso chiaro dalle dichiarazioni espresse a Sendai come vi sia un’opinione difforme nel modo in cui poter mettere mano allo strumento della politica fiscale per raggiungere l’obiettivo condiviso di supporto alla crescita. Il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi a questo proposito si è espresso affermando che la politica monetaria di competenza della BCE ha ormai raggiunto il limite della sua azione e spetta ai ministri addivenire ad una strategia coordinata.

Strategia che, anche secondo quanto manifestato da Taro Aso, è parsa assai lontana. Il ministro delle finanze giapponese ha infatti dichiarato: “Non esiste una soluzione per tutti. I governi devono poter utilizzare ogni leva politica per stimolare la crescita”. Questa leva risulta proprio una manovra espansiva di politica fiscale, ossia una maggiore flessibilità fiscale ottenuta tramite un intervento sui mercati valutari al fine di svalutare lo yen e guadagnare competitività. Il pensiero di Aso e che ha visto anche in Janet Yellen, presidente della FED, una convinta sostenitrice, considerate anche le aspettative in rialzo dei tassi americani.

In opposizione si sono posti il ministro del tesoro tedesco Schauble e anche la Gran Bretagna. Entrambi sono a favore della linea del rigore, ma contrari a una liberalizzazione della politica nazionale per quanto riguarda la spesa pubblica e il debito senza che vi sia un coordinamento comune, anche in forza dell’impegno ribadito dai paesi del G7 di non manipolare il tasso di cambio.

Risulta pertanto che non vi sarà un coordinamento internazionale della politica fiscale e monetaria che permetta il supporto della crescita globale. I ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali riuniti in Giappone hanno comunque sottolineato nelle proprie conclusioni l’importanza per tutti i paesi di evitare svalutazioni competitive, fugando eventuali spettri di svalutazioni sul cambio o speculazioni sul mercato monetario.

F. G.

Per Liveconomy (Università Cattolica del Sacro Cuore)