150 Anni Di Dolcezza: Caffarel Celebra Il Gianduiotto

gianduiotto

Era il Carnevale del 1865 quando la maschera popolare torinese Gianduja presentò al pubblico una nuova delizia per il palato. Il nuovo bonbon ebbe fin da subito un discreto successo. Prodotto da Caffarel, storica azienda torinese fondata nel 1826 dal genio imprenditoriale di Pier Paul, allora sotto la guida di Michele Prochet, il moderno cioccolatino pareva qualcosa fuori dal comune: una forma geometrica stravagante mista ad un gusto fino ad allora mai provato.

L’Unità d’Italia si era da poco avverata, ma il blocco napoleonico d’inizio Ottocento faceva ancora tristemente sentire i propri tardivi effetti. Per ovviare il problema della carenza di importazioni di cacao, Prochet pensò ad un’efficace soluzione: sostituire la magica polvere con un altro ingrediente. Niente spezie d’oltreoceano o sostanze ricercate: Prochet guardò poco più in là del proprio naso e la scelta ricadde sulla Gentile delle Langhe, la nocciola che ancora oggi è ampiamente coltivata in territorio piemontese. Dall’inconfondibile forma a barchetta, avvolto nella stagnola dorata, il gianduiotto Caffarel fu il primo cioccolatino confezionato singolarmente. Caffarel depositò il marchio Gianduja, che da allora è sinonimo di qualità e inconfondibile gusto.

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In vista del “pesante” compleanno, Caffarel ha presentato una nuova, speciale edizione. In collaborazione con Ugo Nespolo, celebre pittore e scultore piemontese, affermatissimo nel panorama artistico nazionale ed europeo, l’azienda torinese celebrerà i 150 anni con un rivestimento disegnato dall’artista. Annunciata con un evento a Milano, la nuova copertura sarà un inno al bello ed al buono, all’arte pittorica e a quella gastronomica. Un elogio all’italianità e agli italiani. Lo stile di Nespolo, infatti, è inconfondibile, e così pure il gusto del pezzo forte di Caffarel: insomma, non poteva essere altrimenti. Oggi Caffarel continua a produrre abbondantemente gianduiotti e cioccolatini. Sulla stagnola, accanto al nome del “buon consolino”, c’è una data, a cui pochi prestano attenzione: 1865. Prochet sarebbe soddisfatto della sua trovata?