Gli Effetti del Crollo del Prezzo del Petrolio sulle Prospettive di Sviluppo delle FER

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We do not compete with oil”. Con questa frase, il segretario generale del Global Wind Energy Council, Steve Sawyer, metteva in luce il punto critico del possibile impatto del crollo del greggio sulla competitività dell’eolico.

prezzo-petrolioIl petrolio infatti, ad oggi, conta drasticamente meno rispetto al passato nella produzione di energia elettrica e, secondo il Center on Global Energy Policy della Columbia University, è fortemente improbabile che il prezzo basso, anche se dovesse risultare permanente, inverta questo trend, incentivando nuove centrali di produzione elettrica a petrolio: sarebbe necessario scendere intorno ai 15$/bbl, che è ben al di sotto della soglia di break-even di tantissimi produttori, per competere con le rinnovabili. Invece il petrolio continua a giocare un ruolo predominante per quanto riguarda i trasporti. Di contro, l’uso di gran lunga principale delle FER è la produzione di energia elettrica, mentre lo sfruttamento per la mobilità è ancora marginale.

Tuttavia, ci sono delle ragioni per considerare preoccupante il crollo del petrolio per le FER. La prima questione riguarda il gas naturale. Infatti, soprattutto in Asia ma anche in Europa, il prezzo del gas deriva da contratti che lo vincolano al prezzo del petrolio, rendendone il destino comune (tendenza comunque prevista in ribasso dall’EIA). E il gas, a differenza del petrolio, è attualmente fondamentale nel mix di fonti per la generazione di energia elettrica. Pertanto, una sua caduta risulterebbe direttamente impattante sulla competitività delle FER nel loro mercato principale.

Sul fronte della mobilità, il prezzo del petrolio sicuramente ha un impatto sui mercati dell’automobile (soprattutto in quei paesi, come gli USA, dove la tassazione sulla benzina è ridotta e quindi il prezzo della benzina è più direttamente sensibile al prezzo del petrolio): è chiaro che il basso prezzo del petrolio allontani la parità di costo dei veicoli elettrici, parità che tra l’altro non è neanche garanzia di competitività a causa di altri difetti come il tempo di ricarica, la capillarità delle stazioni di ricarica, l’autonomia, e perfino le prestazioni sportive.

Vi è stata in effetti evidenza di un calo delle vendite di auto ibride ed elettriche ed un aumento delle vendite di auto che consumano di più negli USA. A corroborare ciò si può prendere come spunto il grado di correlazione (debole ma esistente) tra prezzo del petrolio e prezzo delle azioni di Tesla Motors (benchmark assoluto per il settore dell’auto elettrica).

D’altra parte, permangono dei fattori che promettono una spinta verso l’auto elettrica, come le regolamentazioni sempre più stringenti sull’efficienza dei motori ed incentivi alle auto elettriche, la crescente attenzione all’ambiente dei consumatori ed i potenziali effetti-moda e la preoccupazione per tutti i player del settore di rimanere tagliati fuori dalla frontiera in una tecnologia che negli anni a venire potrebbe risultare disruptive.

A soffrire maggiormente nel lungo termine quindi potrebbero essere i biocombustibili che competono più strettamente con la benzina anche in termini tecnologici, usando sempre la combustione per produrre energia meccanica.

Volendo usare una prospettiva di più ampio respiro risulta fondamentale, per capire se il prezzo del petrolio possa essere una minaccia rilevante per le FER nel lungo termine, guardare alla competitività di costo di queste proprio nel lungo termine.

Secondo il New Energy Outlook del 2015 di Bloomberg, nel 2040 il 56% della capacità installata mondiale concernerà energie rinnovabili. Questo sarà dovuto ad un significativo abbattimento di costi, ancorché le politiche di incentivazione vadano progressivamente rallentando, e ad un traino di quelle economie che sviluppandosi dovranno elettrificarsi e di quei paesi emergenti più carbon-intensive che dovranno affrontare il problema dell’inquinamento locale (soprattutto da carbone).

Bloomberg addirittura prevede un risparmio di costi totali lungo la vita degli impianti del 48% per il solare e del 32% per l’eolico, grazie alle economie di apprendimento e di scala, ma anche per le migliori condizioni di finanziamento; a livello tecnologico, lo stesso studio prevede un boom per i pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici residenziali e commerciali, spinto da un radicale miglioramento delle tecnologie di accumulo.

In conclusione, il crollo del prezzo del petrolio potrebbe da una parte porre un serio ostacolo all’ascesa dell’auto elettrica o ibrida, dall’altra favorire ancor di più il gas naturale come prima scelta nelle decisioni di investimento su nuove centrali di produzione di energia elettrica e termica. Ma, come ben evidenziato dalle proiezioni dell’EIA, questo impatto negativo potrà dispiegarsi solo a patto che la caduta del prezzo del petrolio sia di lungo termine e che le aspettative del mercato comportino la percezione che il calo del prezzo sia strutturale.

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