GoGoBus, Dopo l’Auto anche il Bus è Sharing

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La sharing economy è sulla bocca di tutti. Per gli analisti è il futuro, per gli addetti ai lavori è già il presente. Report ci ha dedicato addirittura un’inchiesta. La guru americana April Rinne di Collaborative Labs, la benedice “condividere alcune risorse anziché possederle è più efficiente e aiuta a costruire delle comunità”. E così proliferano i servizi di sharing. Non senza qualche intoppo (vedi il caso Uber Pop). Però si va avanti. Spediti. Come fanno quelli di GoGoBus, piattaforma italiana di bus sharing. Nata da pochi mesi sta già riscuotendo un ottimo successo. Noi di Smartweek abbiamo fatto due chiacchere con Michele Papaleo, community manager della startup.

Quando e come è nato il servizio GoGoBus?

La startup esiste da pochi mesi. La beta di test è stata lanciata a dicembre 2014, la società è stata costituita a fine marzo e il primo autobus è partito il 28 maggio.
Ci siamo accorti che si condivide di tutto: casa, divano, auto e bici, ma nessuno aveva ancora pensato alla possibilità di condividere un viaggio in autobus. Abbiamo verificato che c’è interesse sia da parte degli utenti che delle aziende di autoservizi e siamo partiti.

Come funziona?

GoGoBus è un servizio di Social Bus Sharing con cui è possibile proporre un viaggio in autobus sul nostro sito, che verrà confermato appena saranno raggiunte le 30 prenotazioni, oppure è possibile aggregarsi al viaggio di qualcun altro, condividendo lo stesso percorso. La cosa più interessante di tutte è il meccanismo di prezzo: più persone ci sono e meno si paga, il prezzo del biglietto diminuisce all’aumentare delle prenotazioni e tutti pagano sempre il prezzo minimo perché l’addebito viene fatto solo dopo la conferma del viaggio. Il servizio è comunque low-cost prenotando anche all’ultimo momento.

Quanti clienti avete avuto nel 2014? Qual è il tasso di crescita e le previsioni per il 2015?

Il primo bus è partito meno di un mese fa, il 28 maggio. Contiamo di poter offrire un collegamento al giorno per il 2015.

Affidate ad un servizio esterno l’affitto per i bus o avete una vostra flotta?

Ci rivolgiamo ad una serie di aziende partner in tutta Italia che devono soddisfare una serie di requisiti per diventare nostri fornitori. Abbiamo un network esteso e siamo in grado di coprire già quasi tutto il Paese.

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Quali sono le caratteristiche che vi differenziano da servizi analoghi come Megabus?

Innanzitutto il nostro non è un servizio di linea, ma funziona in base alle proposte degli utenti sul nostro sito. Ci occupiamo anche di organizzare soluzione flessibili ed economiche per raggiungere gli eventi. Al momento collaboriamo con RCS Sport e ci occupiamo di garantire i collegamenti in autobus per tutte le manifestazioni The Color Run d’Italia. Abbiamo anche da poco avviato una partnership molto interessante con TIM e con il servizio Tim2go di tablet sharing: su alcuni autobus sarà possibile utilizzare a bordo i tablet Tim2go completamente gratis.
Tornando invece agli aspetti pratici del servizio propendiamo per collegamenti diretti con soste ridotte al minimo per evitare inutili dilatazioni dei tempi di viaggio.

La sharing economy, che anche Papa Francesco ha benedetto nella sua enciclica, è il futuro?

La sharing economy non è il futuro: è già il presente. Il fenomeno è irrefrenabile e secondo noi non si tratta solo di una conseguenza del perdurare della crisi economica, ma è anche dovuto ad un cambiamento culturale in atto.

Cosa ne pensate del blocco di Uber Pop in Italia?

Il servizio ha riscosso un successo incredibile e molto apprezzato dagli utenti. Ci auguriamo che si possa intervenire dal punto normativo velocemente perché si tratta di un fenomeno che ormai non è più possibile fermare.

Quali sono i prossimi passi?

Intendiamo incrementare molto l’offerta per raggiungere gli eventi speciali e località particolari come parchi divertimento, località balneari e sciistiche, nonché istituire collegamenti fra città universitarie per dare un’alternativa economica agli studenti fuori sede e, infine, collegare anche meglio città medie che non possono “permettersi” di avere autolinee fisse e frequenti a causa della domanda ridotta.