Guerra 2.0, i Droni Americani In Pakistan

Reaper drops first precision-guided bomb, protects ground forces

17 giugno 2004.

È una data che a molti può sembrare insignificante, eppure quel giorno è avvenuto un fatto destinato a cambiare radicalmente il modo di fare e di concepire la guerra: è stato lanciato il primo attacco da parte di droni Predator americani in territorio Pakistano. La guerra dei droni nel Pakistan è infatti, per il tipo di attori che la portano avanti e per come viene condotta, assolutamente anomala e significativa.

La prima e più significativa peculiarità di questa guerra è data dal fatto che non si svolge tra gli eserciti di due stati sovrani, ma (e qui sta la vera novità) tra una rete terroristica transnazionale, con la propria galassia di milizie e gruppi locali, come Al Qaeda da una parte, e un’agenzia di spionaggio, la C.I.A., dall’altra, unica depositaria del permesso di intervento armato in Pakistan. A complicare ulteriormente il quadro si inseriscono anche i servizi segreti pakistani, che se da un lato appoggiano e forniscono supporto agli attacchi dei droni americani, dall’altro cercano di dirottarli su obiettivi propri.

Dal 2004 infatti, non tutte gli obiettivi degli attacchi dei droni sono stati militanti di Al Qaeda o terroristi di altre reti, anzi: sul totale degli attacchi il 5,3% era contro obiettivi non-terroristi, e del 39,6% non è possibile stimare la natura dell’obiettivo. Ulteriore esempio della strategia portata avanti da Islamabad si può riscontrare anche nel primo degli attacchi da parte di Droni, compiuto, appunto, il 17 giugno 2004: obiettivo di tale offensiva era Nek Muhammad, “uomo forte” della regione del Waziristan del Sud, obiettivo primario dell’esercito pakistano (che contro le milizie di Muhammad aveva combattuto a più riprese), ma per nulla prioritario nei piani statunitensi.