Guglielmo Castelli, Artista Visionario e Coraggioso

Guglielmo-Castelli

Classe 1987, alle sue spalle ha una collaborazione con la rivista patinata più influente del mondo della moda, Vogue. Attualmente è un artista molto apprezzato nelle più importanti città, tra cui Amsterdam, Roma e Ginevra.

Ma non c’è solo il curriculum stellare, Guglielmo Castelli è una persona interessante, profonda e coraggiosa, che ha saputo dare forma all’impeto artistico che aveva naturalmente dentro di sé.

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Credits : Francesca Antonini Arte Contemporanea.

Quando nasce la tua passione per l’arte?

“Credo che più che passione si debba definire conformazione; è un qualcosa che ti appartiene, che muove e forma da dentro. Quindi direi da veramente tanto tempo”.

I tuoi lavori ricordano un mondo onirico, una immaginario elegante e sospeso nel tempo. Dove prendi ispirazione?

“Citando Marguerite Yourcenar (scrittrice francese, ndr) : <<Strana condizione è quella dell’intera esistenza, in cui tutto fluisce come l’acqua che scorre, ma in cui, soli, i fatti che hanno contato, invece di depositarsi sul fondo, emergono alla superficie e raggiungono con noi il mare.>> “.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

“Hieronymus Bosch (pittore olandese, ndr) , Hopper (pittore statunitense famoso soprattutto per i suoi ritratti della solitudine nella vita americana contemporanea, ndr), Dana Schutz (artista americana, ndr), Berlinde De Bruyckere (artista belga la cui opera si concentra molto sulla scultura, ndr), Yoshitomo Nara (artista contemporaneo della pop art giapponese, ndr)”.

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Credits : Francesca Antonini Arte Contemporanea.

Un’altra tua passione è la moda. Come si combinano nel tuo lavoro queste due arti?

“Da sempre le varie discipline si sono influenzate, creando la possibilità di estrapolare nuovi mondi e nuove sinergie. La moda mi ha insegnato una certa forma compositiva, uno studio cromatico e di proporzioni. La forma che può plasmare anche il contenuto”.

Nel tuo passato sei stato anche illustratore per la celebre rivista di moda Vogue. Com’è stata l’avventura?

“Un’avventura che rifarei immediatamente, a cui devo molto. Il confrontarmi con altre professionalità, altre visioni. E stato come mettersi un altro paio di occhiali, con delle lenti caleidoscopiche, mentre disegnavo…”.

C’è qualcosa di quel periodo che si può ritrovare anche nel tuo lavoro attuale?

“Come dicevo sicuramente ho attinto dalla moda una certa selezione cromatica, di proporzioni, di alternanze spaziali”.

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Credits : Francesca Antonini Arte Contemporanea.

Il nero è il tuo colore. Cosa rappresenta nel tuo modo di vedere la realtà?

Come diceva Carol Rama: <<C’è tantissima luce nel nero>>”.

Come lo declini nella tua arte?

“Lo ritrovo nei discioglimenti, nei contorni apparentemente distanti dalla figura, dagli errori composti e compositivi“.

Alle spalle hai diverse esposizioni personali, tra Roma, Ginevra e Amsterdam. Quali sono i progetti per il futuro?

“Sto preparando i lavori per la fiera di Bruxelles con la mia galleria romana Francesca Antonini Arte Contemporanea, le mie due prossime personali, fra cui quella di ottobre ad Amsterdam alla galleria Ron Lang Art. Ad ottobre invece dovrei partire un anno per far una residenza all’estero”.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe vivere della propria arte? 

“Pensare al percorso più che al risultato”.