Hackeraggio? Ecco Come Proteggere le Vostre Foto e i Vostri Dati

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L’ultima, in ordine di tempo, è stata Diletta Leotta. La nota conduttrice di Sky, nella giornata di ieri, ha visto finire in rete l’intero contenuto della galleria del proprio cellulare. Attacco informatico o semplice condivisione di contenuti privati con la persona sbagliata?

La denuncia fatta dalla ragazza alla polizia postale lascia pensare che a violare la sua privacy sia stato qualcuno in grado di entrare furtivamente sul suo dispositivo, rubandone l’intero contenuto multimediale per metterlo in rete.

Ma quanto possiamo fidarci dei nostri cellulari? Qual è la soglia di protezione che un semplice device, pagato oggi in media tra i 500 e i 900 euro, è in grado di garantirci? Ne abbiamo parlato con Mirko Gatto, amministratore delegato di Yarix, società italiana leader nella sicurezza informatica che, oltre che con aziende, scuole, università e industrie, opera anche con enti governativi.

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In queste ore si è parlato tanto di hackeraggio del cloud: in cosa consiste?

“Ci sono diverse modalità di attacco a un cloud. Quella più semplice è un furto di credenziali. In qualche modo l’hacker si impossessa di username e password e riesce ad accedere all’archivio del telefono. Oggi gli smartphone permettono l’archiviazione di tutto il contenuto sul cloud, quindi rubati questi dati d’accesso diventa ingente e pericoloso il danno che si può subire. Un altro tipo di attacco informatico è quello avvenuto qualche anno fa, quando ci fu un furto di credenziali della piattaforma cloud. Allora migliaia di nomi utente e password finirono in rete dove vennero attaccati”.

 

Non salvando file su un cloud si è quindi più tutelati?

“C’è sempre il rovescio della medaglia. Noi consigliamo il backup sul cloud perché comunque è un salvataggio delle informazioni e, anche a causa di un semplice danno al telefono, si può impedire la perdita di informazioni. È chiaro che meno informazioni si salvano in giro, più si è sicuri”.

 

Chi può fare hackerare un account?

“C’è stato un cambiamento negli ultimi tempi. Fino a qualche anno fa questi attacchi erano dimostrativi, a sfondo politico o per vendetta personale. Oggi la situazione è diversa perché la malavita organizzata ha capito che si può lucrare molto bene sul reperimento di questi dati”.

 

In che percentuale i nostri file sono sicuri in rete?

“Quello che dico sempre è che ogni volta che condividiamo una foto o un dato sui social, quella non è più nostra. La sto mettendo in mano ad altri. Siamo convinti di avere sistemi di protezione evoluti, ma la privacy personale è un’altra cosa. Una volta messa online un’informazione, questa inizia a circolare in modo incontrollato”.

 

Ci sono dispositivi più a rischio di altri?

“Tecnicamente è più facile attaccare un pc che un cellulare, ma solo perché l’attacco al cellulare richiede conoscenze più approfondite”.

 

C’è un posto o un modo sicuro per salvare i nostri dati?

“Buona norma è archiviare dati con crittografia. Ci sono software, anche opensource, che permettono di mantenere la privacy sui dati. Se me li rubi e non hai la mia chiave non puoi aprirli. Purtroppo però nessuno lo fa o perché non ha voglia o perché non conosce la crittografia”.

 

Un consiglio da dare?

“Ci sono piccole accortezze che possiamo avere per evitare questi inconvenienti. Consigliamo lo sblocco del telefono con finger print e codice, perché, non dimentichiamolo, la maggior parte dei dati vengono trafugati dopo il furto o lo smarrimento”.