Heavy Metal, il Nuovo Genere Musicale dei Benestanti

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Tra i vostri conoscenti c’è sicuramente anche il “metallaro“, l’appassionato di musica heavy metal per intenderci. Probabilmente anche nella vostra vita scolastica avete avuto a che fare con questo personaggio quasi mitologico, che con la digitalizzazione della musica sta via via scomparendo.

Un nocciolo duro di fans sfegatati tuttavia rimane, e un recente studio potrebbe ribaltare alcuni stereotipi che tipicamente si associano al genere musicale in questione. Partendo dal dato di fatto che ogni nuova sonorità si collega ad una determinata situazione sociale, l’inchiesta arriva a porre un interessante quesito: è possibile collegare l’heavy metal a condizioni umane e sociali privilegiate?

Da una parte il rock ‘n’ roll nasce nelle città americane del secondo dopoguerra, il jazz e il blues vengono portati in città dai neri delle campagne ed il rap si sviluppa nelle grandi periferie disagiate. D’altra parte la musica metal nasce in un contesto operaio ormai deindustrializzato, dove la crescita del settore terziario ha lasciato veri e propri deserti post-industriali. Tuttavia, osservando una mappa particolare costruita con i dati della Encyclopaedia Metallum, sembrano balenare alcune contraddizioni. Calcolando il numero di band heavy metal in attività ogni 100.000 abitanti si possono trarre importanti considerazioni.

È evidente che, anche se il genere mantiene un peso nei suoi luoghi d’origine deindustrializzati, la presenza massiccia di band in tutta la Scandinavia è il dato più significativo. Norvegia, Svezia e Finlandia sono Paesi che si caratterizzano per un welfare di prim’ordine, per standard economici di alto livello con una qualità della vita difficilmente raggiungibile nel resto d’Europa. Una serie di analisti ha proposto teorie che possiamo chiamare “classiche”. Queste spiegazioni mettono in luce il passato pagano di questa regione, favorevole ad un contesto di rabbia, furia e violenza. I paralleli sono stati sviluppati anche intorno alle dicotomie heavy metal – alcoolismo e oscurità – lunghi e freddi inverni della Scandinavia.

Tra questi, il giornalista Mark Ames dimostra uno scavo maggiore nella società nordica spiegando che dietro l’apparente perfezione della socialdemocrazia vi sarebbe un controllo opprimente e noioso. Questa sofferenza generata sarebbe l’humus culturale di una sorta di controcultura metal che permette a molti adolescenti di evadere dal vivere quotidiano.

Altri studiosi invece hanno proposto nuove teorie a riguardo. Studiando più in profondità i fattori economici e sociali che si associano alla popolarità di questa musica nelle varie regione è interessante. Dopo un esame delle varie connessioni presenti tra categorie sociali e passione per il metal, Charlotta Mellander, della Martin Prosperity Institute, è giunta alla conclusione che l’azione di governo dei paesi è fondamentale. In particolar modo l’insegnamento obbligatorio della musica nelle scuole avrebbe creato una generazione attenta e capace, in grado di imparare la tecnica che sta dietro all’heavy metal.

Dove sta dunque la verità? Come spesso accade potrebbe trovarsi nel mezzo. L’alienazione rimane una caratteristica del genere musicale ma ad una platea maschile ed operaia si sta affiancando un pubblico che ha ben poco a che fare con tali ambienti. Creatività, alto livello di reddito pro capite, ricchezza culturale, studi e imprenditorialità si associano per formare un quadro di società ben distante dalla disperazione. D’altronde anche se una forma musicale vede la luce in spazi emarginati è poi necessaria una società avanzata che con i media riesca a propagare la nuova sonorità. Il binomio tra metal e benessere sociale non è più una chimera.