Horus: la Robotica dà Speranza alla Cecità

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L’innovazione e la ricerca sono le uniche armi che abbiamo per combattere la lotta contro la disabilità. Se fino a qualche decennio fa l’impossibilità di camminare e la cecità rappresentavano condizioni permanenti che precludevano la possibilità di poter riottenere uno stile di vita normale, oggi grazie alla robotica, la speranza di una futura integrazione all’interno della normale routine quotidiana sembra essere sempre più vicina.

Lo sanno bene Saverio Murgia, Luca Nardelli e Benedetta Magri che entro il 2016 contano di immettere sul mercato Horus Technology: il futuro assistente personale per persone non vedenti e ipovedenti.

Il dispositivo viene appoggiato sul lato delle stanghette degli occhiali e, tramite un sistema di visione, fa un’analisi della realtà circostante estraendone i caratteri rilevanti. Tramite la lettura di un testo, il riconoscimento di oggetti o di volti, trasforma le informazioni raccolte in parola e le trasmette alla persona non vedente che così può muoversi autonomamente nello spazio.

Dopo l’intervista di qualche mese fa, abbiamo rincontrato Benedetta Magri, business developer, per approfondire insieme a lei il loro progetto e conoscerne i prossimi sviluppi.

Benedetta, come è nata l’idea?

L’idea è nata a Genova nel marzo 2014 da Saverio Murgia e Luca Nardelli, due ingegneri biomedici. Un’idea nata per caso come tante altre, osservando la realtà e capendo come poterla cambiare per renderla migliore. Quel giorno erano in strada e una persona non vedente chiese loro un aiuto per attraversare le strisce pedonali e raggiungere la fermata dell’autobus.

Entrambi fino ad allora avevano condotto i loro studi prevalentemente nell’ambito della computer vision. Dunque ebbero l’intuizione, da cui già a luglio dello stesso anno nacque Horus, chiedendosi se fosse possibile comunicare ad una persona le stesse informazioni che vengono normalmente trasmesse in ambito robotico. La risposta che si diedero fu ovviamente affermativa e da quel giorni iniziarono dunque a lavorare al progetto.

Da chi è composto il team?

Il team è composto da Saverio Murgia, CEO, ingegnere biomedico, studente al Master europeo di advanced robotics; Luca Nardelli, CTO, ingegnere biomedico, attualmente sta concludendo la magistrale in neuro ingegneria; e poi ci sono io, Benedetta Magri, laureanda in economia aziendale.

Qual è la vostra road map per i prossimi mesi?

Il nostro obiettivo è quello di arrivare sul mercato nel 2016. Nel 2015 vorremmo distribuire dei prototipi a persone non vedenti e ipovedenti che possano utilizzarli durante l’arco della loro giornata e darci dei feedback sull’usabilità. Horus verrà venduto in un’unica soluzione, con un prezzo di mercato intorno ai 1000/1500 euro e successivamente si valuterà la possibilità di aggiungere applicazioni on the top.

Il 25 novembre è stata lanciata la nuova piattaforma di crowdfunding di Tim #WCAP e voi siete una delle startup per cui è già possibile fare una donazione…

Si, abbiamo lanciato la campagna di crowdfunding  per finanziare la costruzione dei dispositivi che utilizzeremo durante la fase prototipale quando eseguiremo tutti i test necessari. I fondi raccolti con questa campagna saranno utilizzati per fornire prototipi all’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti e all’associazione RP Liguria, che ci aiuteranno ad individuare le persone più adatte per effettuare i test. Ci siamo prefissati un obiettivo di 20000 euro con una campagna all or nothing. Ciascuno può donare a partire da 2 € e ricevere un reward a seconda del tipo di donazione effettuata. È possibile così ricevere degli occhiali stampati 3d o vivere un’esperienza che faccia comprendere la disabilità, come ad esempio un concerto o un stage di danza al buio. Ci rivolgiamo anche alle medie e grandi aziende. Abbiamo predisposto corsi tenuti da persone non vedenti con  lo scopo di sensibilizzare e spiegare come loro possano aumentare l’accessibilità del loro business.

È possibile donare direttamente sulla piattaforma di TIM #WCAP