I 10 Intellettuali più Influenti del 2014 Secondo Prospect Magazine

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Prospect Magazine, ha appena pubblicato la sua classifica annuale degli intellettuali più influenti della nostra contemporaneità, stilata grazie ad un sondaggio basato su più di 10.000 voti provenienti da 100 paesi diversi. “Fare un sondaggio non è una scienza”, scrivono Serena Kutchinsky e Jonathan Derbyshire di Prospect, “si dovrebbe stare attenti a trarre conclusioni dai dati soprattutto considerando il fatto che l’acceso interesse dimostrato recentemente dai media per l’India ha chiaramente avuta una certa influenza sul risultato”.

Ciò nonostante risulta significativo il fatto che le prime 10 posizioni siano occupate da figure i cui lavori,  in modi diversi, siano centrati sulle moderne sfide dello sviluppo economico: Dal futuro che attende la distintiva combinazione cinese di autoritarismo politico ed espansione economica, oppure la necessità di redistribuire la nuova ricchezza acquisita negli ultimi anni dall’India.

Gli effetti della crisi finanziaria del 2008 sul mondo occidentale hanno sicuramente influenzato l’entrata nella classifica di due nuove figure: Papa Francesco, che ha ripetutamente criticato nelle sue dichiarazioni pubbliche il sistema capitalista, e Ha-Joon-Chang, l’economista di Cambridge critico dei modelli matematici astratti impiegati nello studio dell’economia, e fautore della “vecchia” tradizione di economia politica.

10 Daniel Kahneman

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Sebbene non sia un economista, Kahneman è spesso considerato, insieme allo psicologo Amos Tversky, l’inventore di quella disciplina conosciuta come “behavioural economics” (letteralmente “economia comportamentale”), che sfida l’assunto, centrale nella teoria economica oggi predominante, circa la razionalità degli operatori economici. Il suo libro “Thinking, Fast and Slow” (2011), nel quale sostiene che i processi cognitivi umani si dividono in due sistemi distinti (uno “veloce”, e l’altro “lento” appunto), è stato accolto con successo dalla critica. Nassim Nicholas Taleb lo descrive come “un libro di riferimento nel pensiero sociale, alla stregua di “La Ricchezza delle Nazioni” di Adam Smith e “L’Interpretazione dei Sogni” di Sigmund Freud. Kahneman ha ricevuto nel 2002 il Premio Nobel per l’economia.

9 Ha-Joon Chang

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Ha-Joon Chang è un economista sudcoreano. Insegna Economia dello Sviluppo a Cambridge ed è famoso per le sue critiche al fondamentalismo del paradigma liberale e alle politiche di sviluppo occidentale. Il suo nuovo libro, “Economics: The User’s Guide” è un’introduzione all’economia che spiega come funziona l’economia globale e come ognuno possa comprenderla.  E’ anche un rifiuto della visione, cara a molti dei suoi colleghi, per cui l’economia sia considerabile una scienza analizzabile come la fisica o la chimica. Il suo ultimo lavoro “23 Things They Don’t Tell You About Capitalism” (2010) è stato così commentato da Michael Lind: “Mentre la corporazione degli economisti accademici continua ad ignorare pensatori anticonformisti come Chang, il futuro dell’economia mondiale potrebbe dipendere dal fatto che il resto di noi presti attenzione oppure no”.

 

8 Peter Higgs

Don't try this one: Professor Peter Higgs with a description of the Higgs model.

Peter Higgs è il fisico che ha previsto l’esistenza “Bosone Higgs” (la particella che conferisce massa ad altre particelle fondamentali), vincitore del Premio Nobel nel 2013 per la fisica. E’ principalmente noto per la proposta avanzata negli anni sessanta, all’interno della teoria elettrodebole, che mira a spiegare l’origine della massa delle particelle elementari in generale e dei bosoni W e Z in particolare. Il così noto “Meccanismo di Higgs” predice l’esistenza di una nuova particella subatomica, denominata appunto bosone di Higgs, e anche nota al grande pubblico, con dispiacere di Higgs, col soprannome di “Particella di Dio”. Cinque decenni dopo, nel 2012, i ricercatori hanno dimostrato l’esistenza del bosone al Cern, il centro di ricerca Europeo.

 

7 Mary Beard

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Mary Beard è professoressa di Classici all’Università di Cambridge. Scrive solitamente di temi storici o politici, e negli ultimi mesi ha tenuto delle conferenze presso il British Museum sulla “Public Voice of Women”. La sua ultima raccolta di saggi, “Confronting the Classics”, si propone di rispondere al ricorrente quesito: perchè studiamo le opere dell’antichità Greca e Romana? Forte sostenitrice del potere dei social media, è una blogger prolifica e ha collezionato più di 62.000 seguaci su Twitter.

 

6 Kaushik Basu

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L’economista indiano è attualmente in servizio come Senior Vice President and Chief Economist alla Banca Mondiale. Accademico rispettato, si è dedicato ampiamente allo studio dell’Economia dello Sviluppo, alla Teoria dei Giochi, e all’Economia del Benessere. Il suo lavoro più importante, “Beyond the Invisible Hand: Groundwork for a New Economics”, sostiene che ignorando il ruolo della cultura e delle usanze, l’economia tradizionale promuove l’idea che il sistema attuale sia l’unica soluzione praticabile. “La proposizione del libero mercato è una potente conquista intellettuale e di gran appeal estetico”, scrive Basu. “Ma il suo dilagante abuso ha avuto enormi implicazioni per il mondo – in particolare, nel modo in cui costruiamo le politiche, pensiamo alla globalizzazione, e destituiamo il dissenso.”

 

5 Papa Francesco

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Sin dal proprio insediamento come il 266esimo capo della Chiesa cattolica romana, Papa Francesco ha dimostrato di essere un leader insolitamente audace. I suoi successi finora includono il riorientamento delle preoccupazioni della Chiesa verso la disuguaglianza economica, l’intensificazione del dialogo con altre fedi e l’incoraggiamento di un’atteggiamento meno punitivo nei confronti della morale sessuale. Ha appena pubblicato il suo primo libro, “The Church of Mercy: My Vision for the Church”, una raccolta di saggi e discorsi. Per molti, la prova più evidente del suo impegno per l’inclusività è stata la sua dichiarazione in seguito al suo viaggio in Brasile nel Luglio 2013: “Se qualcuno è gay, cerca il Signore, e ha buona volontà, chi sono io per giudicare?

 

4 Mao Yushi

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Considerato un vero “tesoro nazionale” dai suoi ammiratori, Mao Yushi, 85 anni, è uno degli economisti più importanti della Cina, e un aperto sostenitore delle riforme politiche nel suo paese. Altamente critico nei confronti della sinistra neo-Maoista, ha destato scalpore con il suo saggio del 2011 “Returning Mao Zedong to Human Form”, che enumera il costo umano delle brutali politiche messe in atto dal Partito Comunista tra il 1949 ed il 1976. L’articolo ha destato il clamore popolare, ed  in seguito alla sua incarcerazione, ha spinto decine di migliaia di persone ha firmare una petizione contro la sua detenzione per l’accusa di tradimento. Tuttavia, l’impatto a livello globale del suo lavoro è stato riconosciuto nel 2012 quando gli fu conferito il Milton Friedman Prize dal Cato Institute. E’ anche autore di 18 opere di saggistica, tra cui “Economics in Everyday Life”, che mira a fornire una spiegazione accessibile al popolo cinese dell’economia di mercato.

 

3 Arundhati Roy

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Una delle autrici più famose – e più critiche – dell’India, Arundhati Roy ha vinto il Man Booker Prize nel 1997 con il suo romanzo d’esordio “The God of Small Things”. Da allora, si dedica ai saggi e ad un radicale attivismo politico, su temi quali il cambiamento climatico, la parità di genere, i pericoli dello sviluppo del libero mercato in India, e la povertà. Il suo ultimo lavoro, “Capitalism: A Ghost Story”, esamina il lato oscuro della democrazia nell’India contemporanea, sostenendo che il capitalismo globalizzato ha intensificato il divario di ricchezza ed il degrado ambientale. “Questa nuova elezione sarà su quali delle imprese avrà il potere di scegliere”, ha detto Roy criticando l’ultima tornata elettorale.

 

2 Raghuram Rajan

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Come Governatore della Reserve Bank of India, Rajan svolge uno dei compiti più complessi nell’economia globale. Prese il controllo della Banca Centrale del suo paese lo scorso settembre, mentre l’India affrontava la peggiore crisi economica degli ultimi due decenni. Ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, è anche un illustre accademico ed autore del pluripremiato “Fault Lines: How Hidden Fractures Still Threaten the World Economy”. Rajan guadagnò la propria popolarità dopo aver predetto la crisi finanziaria del 2008 in un paper consegnato ad una riunione dei banchieri centrali negli Stati Uniti nel 2005. Fin dall’inizio ha reso la sua strategia ben chiara, introdurre una serie di tassi di interesse di emergenza per salvare la rupia e rilanciare la crescita economica.

 

1 Amartya Sen

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L’economista e filosofo indiano ha compiuto 80 anni lo scorso anno, ma rimane una forza intellettuale straordinaria. L’impatto del suo ultimo libro “An Uncertain Glory: India and its Contradictions” viene confermato dai voti che ha ricevuto nella classifica di Prospect quest’anno (lo scorso era solo settimo). Attualmente professore ad Harvard, si aggiudicò il Premio Nobel nel 1998 per il suo lavoro nell’economia del benessere. Ha ricevuto oltre 100 lauree honoris causa ed è noto nella sua nativa India come “La Madre Teresa dell’Economia”.