“I Costi della Finanza”: Misurarne l’Efficienza Operativa in Europa

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Il settore finanziario all’interno di un’economia di mercato nasce, per sua genealogia, con la funzione di trasferire le risorse dagli operatori economici che le possiedono a coloro che ne necessitano. In questo processo, il ruolo dell’intermediario finanziario è quello di raggruppare i rischi, fornire liquidità e ridurre l’asimmetria informativa nel mercato, eliminando così ogni possibile frizione alla realizzazione di tale trasferimento.

Secondo i modelli neoclassici di crescita, quindi, finché l’intermediazione finanziaria facilita l’efficiente allocazione delle risorse, più finanza dovrebbe tradursi direttamente in una maggiore crescita. Una visione “idilliaca” della sviluppo finanziario, alla base del processo di deregolamentazione del settore negli anni ’80 (Vedi Figura 1.1.1), che è stata recentemente messa in discussione dagli effetti della crisi finanziaria del 2008.

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Effetti che sollevano nuove questioni circa le relazioni che intercorrono tra le dimensioni, ed il potere del comparto finanziario di un’economia e la sua efficienza operativa. Questo è il punto di partenza del nuovo lavoro di Guillaume Bazot della Paris School of Economics, che, a detta dell’autore, si propone di “calcolare l’unità di costo dell’intermediazione finanziaria per la Germania, la Francia, il Regno Unito e l’Europa nel suo complesso dal 1950 al 2007, come modo per valutare l’efficienza della produzione di servizi finanziari”.

L’innovatività del calcolo di questa unità di costo (1), intesa come il rapporto tra il reddito interno del settore finanziario e la quantità di servizi finanziari prodotti, sta nell’aver incluso nella voce di reddito degli intermediari finanziari anche i guadagni in conto capitale, gli interessi e i dividendi derivanti dalla detenzione di titoli nei bilanci. Una metodologia che si discosta da come solitamente gli economisti misurano il contributo dell’industria dei servizi finanziari al GDP in termini di “valore aggiunto” (VA) – misurazione che tiene conto solamente dei guadagni prodotti dalle commissioni e dagli spread.