I Numeri e le Donne: una Fotografia dell’UE

Venere

Per comprendere il percorso verso la parità di genere in Europa, è opportuno riflettere su alcuni numeri. Che, si sa, sono ostici e spesso ritenuti pure “aridi”. Ma che condividono un grandissimo pregio: non mentono e fotografano esattamente le situazioni più complesse. Poiché nei ritmi frenetici della vita di oggi si ha poco tempo per informarsi, ecco che esprimersi con cifre può consentire di assorbire l’essenza di un fenomeno, lasciando poi alla volontà del lettore la possibilità di riflettervi successivamente.

La nostra Europa in tal senso, spesso criticata per un’assenza di identità politica ed economica, nel cammino verso le tanto decantate (dai media) pari opportunità tra uomo e donna, può essere valutata proprio a partire dai suoi numeri. Nei documenti che, nel 2010, hanno ispirato la strategia di crescita degli allora 27 Stati dell’Unione per il decennio successivo, il raggiungimento di una sostanziale parità di genere all’interno di ciascun Paese era considerato uno dei primi obiettivi da raggiungere. Ma se in questi tre anni qualche passo in avanti è stato compiuto, molto resta ancora da fare.

A dimostrazione di ciò abbiamo preso spunto da alcuni dati presentati in un recentissimo studio predisposto dalla Commissione Europea, pubblicato nel mese di ottobre 2013 e intitolato “Women and Men in leadership positions in European Union in 2013”, in cui sono stati esaminati soprattutto tre campi di attività per cui il numero di donne, pur aumentato rispetto al recente passato, evidenzia ancora una forte sotto-rappresentanza rispetto al genere maschile. Queste tre aree di attività sono costituite dai Consigli di Amministrazione delle maggiori società quotate in borsa, da Istituzioni Finanziarie e Banche Centrali, e infine dalle compagini governative europee.