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iDRowash, Pulire Rispettando l’Ambiente è Possibile

Pulire stando attenti all’ambiente. Obiettivo non facile soprattutto in un settore, quello delle costruzioni, in crisi da anni. I fratelli Marco e Alessandro Florio sembrano però esserci riusciti grazie a IDRowash, tecnologia da loro stessi sviluppata. La loro storia imprenditoriale inizia nel 2013, quando decidono di avviare una nuova impresa attenta all’ambiente nel difficile settore dell’edilizia. “La nostra famiglia è legata da 5 generazioni a questo settore, e dopo una pausa generazionale riscopriamo l’esperienza e il saper fare artigianale che abbiamo ereditato, unendolo all’innovazione tecnologica con un occhio di riguardo per l’ambiente” ci spiega Alessandro.

Da queste premesse nasce iDRowash. Prodotto interessante che ottiene anche importanti riconoscimenti. Tra questi il prestigioso GammaDonna (Associazione di Torino che promuove iniziative per la crescita del ruolo delle donne e dei giovani nel mondo delle imprese e delle professioni) che a Giugno 2014 ha inserito l’idea dei fratelli Florio tra i migliori business innovativi in Veneto.

Tra gli obiettivi dei fratelli Florio quello di rendere ancora più bella l’Italia. “Per questo abbiamo pensato come aiutare le pubbliche amministrazioni sviluppando soluzioni di soft urban regeneration. Ovvero soluzioni per rigenerare i luoghi pubblici di aggregazione (piazze, parchi) con ridotto impatto ambiente. Prendersi cura di questi luoghi permette di migliorare la qualità di vita dei residenti e l’accoglienza dei turisti”.

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Che cos’è in poche parole Idrowash? Come funziona?

iDRowash è una tecnologia innovativa ed ecologica sviluppata per contribuire al recupero del patrimonio edilizio esistente. E’ un attrezzo per la pulizia delle superfici esterne di ampie metrature, che non utilizza o riduce al massimo l’uso di prodotti chimici. Chi ci chiede come funziona la nostra tecnologia, rispondiamo solo acqua, lasciando chi ci ascolta un po’ perplesso. Nell’immaginario comune, complice anche la pubblicità, per pulire c’è bisogno di qualche prodotto miracoloso, noi invece abbiamo trovato un sistema che può usare solo acqua.

L’idea che sta dietro a tutto questo c’è venuta osservando la pioggia, come tante piccole gocce che cadono sul terreno siano in grado di generare torrenti e fiumi. Il segreto è che agiscono con uniformità e tutte assieme e così l’effetto si moltiplica. Analogamente il nostro sistema lavora sulle superfici con uniformità e questo ci consente di ottenere un risultato ottimale.

A chi vi rivolgete?

Abbiamo sviluppato soluzioni specifiche per i mercati dell’edilizia residenziale e industriale per i quali abbiamo costituito un ramo aziendale ad hoc. Approfondendo i casi di intervento che ci venivano sottoposti ci siamo accorti delle criticità che caratterizzano le nostre città, dai quartieri periferici fino al centro. È per questo che abbiamo sviluppato un nuovo ramo di azienda dedicato alle pubbliche amministrazioni per risolvere i problemi di manutenzione alle aree soggette ai flussi turistici e a quelle ad elevata densità abitativa come le periferie.

Qual è il vostro modello di business?

Il nostro modello di business prende forma dopo aver letto “Futuro Artigiano” di Stefano Micelli. Avevamo già iniziato a elaborare la nostra idea di impresa, e al termine di uno dei tanti incontri con potenziali investitori, ci fu regalata una copia del libro, e ci fu detto di leggerlo senza anticiparci nulla del contenuto. Credevamo nella nostra idea, ma siamo due programmatori che si erano messi in testa di investire in un settore in crisi e per di più in un lavoro artigianale. Leggendo Futuro Artigiano abbiamo capito che eravamo nella giusta direzione, unire il saper fare artigiano che abbiamo ereditato dai nonni con il digitale imparato a scuola.

Quindi Artigianalità, Digitale ma anche Internazionalizzazione sono i cardini del nostro modello di business. All’estero c’è una enorme richiesta di Made in Italy, non solo abbigliamento, vino e cibo, ma anche il saper fare dell’artigiano e il digitale è il mezzo per arrivarci.

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Quanto è difficile operare in un mercato, quello edilizio, in crisi nera da anni?

Introdurre una novità di mercato si è rivelato molto difficile principalmente per resistenze culturali ad accettare il nuovo e anche per la crisi nera che il settore sta vivendo in questi anni. Però la vera sfida è riuscire ad introdurre nuovi modelli di business e a dimostrare che funzionano anche per l’edilizia.

Pensate di stringere accordi con le amministrazioni comunali?

Come  già  detto  abbiamo  studiato  soluzioni  specifiche  per  le  amministrazioni  comunali,  ma  stiamo lavorando  anche  ad  un  ambizioso  progetto  di  inclusione  sociale  il  “Soft  Urban  Regeneration”  per coinvolgere pubblico e privato (cittadini e attività economiche del territorio) nella gestione integrata e a basso impatto dei luoghi pubblici.

In questi luoghi (parchi, scuole, piazze, ecc.) trascorriamo la maggior parte delle nostre giornate, per lavoro, studio, tempo libero, acquisti, ecc. Stiamo conducendo un’analisi sul ritorno sociale che produrrebbe l’investimento di risorse in manutenzione e cura di queste aree. Quindi non solo costi per l’amministrazione pubblica ma anche migliore qualità di vita, maggiore senso di appartenenza alla comunità e anche valore economico.

Quali sono i vostri prossimi passi?

Qualche mese fa siamo stati invitati in un seminario organizzato da un gruppo di aziende edili che hanno intrapreso un percorso di filiera. Hanno capito che per battere la concorrenza “low-cost” estera si deve fare sistema e proporre al mercato un percorso di qualità, certificazione e nuove soluzioni.

Dal confronto abbiamo capito quali sarebbero stati i prossimi passi, il primo è senza dubbio la formazione, tecnica e universitaria. Gli studenti di oggi saranno i tecnici e i progettisti di domani, il nostro obiettivo è coinvolgerli ed incontrarli nelle aule. Negli ultimi anni il settore edile si è evoluto prestando sempre più attenzione ad aspetti quali il risparmio energetico e gli adeguamenti strutturali degli edifici, la stessa attenzione non viene ancora prestata alla manutenzione estetica. Questo vogliamo raccontare ai tecnici e progettisti di oggi e domani. Quali sono le soluzioni tecniche già disponibili. Le opportunità di nuove specializzazioni e di mercato che si possono creare.

Per fare questo passo c’è bisogno di trovare interlocutori, come è stato per il seminario di cui vi parlavo. In quella occasione siamo stati sorpresi di trovare un gruppo di persone attente e interessate alle opportunità che unendo le competenze reciproche si possono creare.