Il Boom Tecnologico di Israele

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Fitch Ratings ha appena rivisto l’outlook sul rating di Israele da stabile a positivo. Fitch ha osservato che il governo è impegnato in un programma credibile a medio termine per una riduzione del deficit di bilancio e naturalmente le prospettive economiche sono promettenti. Qual è la molla della crescita di Israele?

Israele sta costruendo il suo futuro su giovani startup, soprattutto in ambito tecnologico. Soltanto a Tel Aviv ci sono 1200 imprese tecnologiche su 400 mila abitanti e il viale Rothschild ormai è soprannominato “la strada startup della città startup della nazione startup”. Il sito Startup Genome nel 2012 aveva piazzato Tel Aviv al secondo posto tra gli ecosistemi più propizi alle startup dietro soltanto la Silicon Valley. Anzi, la zona tra Haifa e Tel Aviv è stata soprannominata la proprio ‘seconda Silicon Valley’, a causa dell’alta concentrazione di startup, centri di ricerca e sviluppo.

Proprio ad Haifa si trova il Technion (Istituto Israeliano di Tecnologia), avanguardia mondiale nella ricerca nell’innovazione e nell’imprenditoria. Negli ultimi 10 anni tre scienziati dell’Istituto hanno vinto il premio Nobel. I laureati di Technion sono il motore che spinge l’economia di Israele poiché la forte sinergia di Technion con il settore industriale tecnologico ha costruito un circolo virtuoso di innovazione tecnologica che ha attratto numerose multinazionali e ispirato centinaia di startup. 13.000 studenti e ricercatori per 18 dipartimenti 52 centri e istituti di ricerca e numerosi programmi internazionali: sicuramente un mondo attraente per studenti di tutto il mondo.

I colossi americani hi-tech monitorano di continuo le innovazioni sorte al Technion e hanno acquisito numerose startup come PrimeSense, l’azienda dei creatori di Kinect, comprata a fine novembre da Apple, o Onavo, rilevata da Facebook, ad agosto Google aveva integrato l’applicazione Waze al proprio sistema; Soluto, rilevata per 100 milioni di dollari da Asurion, oppure Trusteer, comprata da IBM.

“Questi giovani sono ambiziosi, non hanno paura di correre dei rischi, vogliono innovare continuamente”, dice Yossi Vardi, imprenditore israeliano e nel cda di Technion. Anche l’Italia non si è fatta scappare questa occasione e durante il recente vertice italo-palestinese il Politecnico e l’Università di Torino hanno firmato accordi con la Technion per nuove collaborazioni in ambito scientifico e formativo con particolare attenzione al settore della salute e del benessere. Il Miur e il Ministero dell’Istruzione israeliano hanno firmato una dichiarazione congiunta sulla cooperazione per la tecnologia.

Adesso in Israele si respira entusiasmo e voglia di fare. Questa positività spinge i giovani e gli imprenditori a puntare sul futuro senza paura e rischiando tutto. La crescita delle industrie innovative a Tel Aviv ha avuto un aumento del 34% rispetto al 2012. Nel terzo trimestre 2013, le aziende innovative israeliane hanno ricevuto fondi per 660 milioni di dollari, un record che non si vedeva dal 2000 e che è molto significativo in un momento di crisi economica globale. È fondamentale infatti per supportare le idee e i progetti creativi il ruolo degli incubatori o acceleratori: lo sviluppo ha riguardato anche i fondi di investimento o le società. Rispetto a un decennio fa, per i giovani imprenditori è tutto più facile: trovare soldi, uffici, contatti, soci in affari. Molti imprenditori, grazie al successo della propria azienda, ne hanno create altre e ricominciato il ciclo, creando ricadute positive per l’economia israeliana.

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