Il Cratere Siberiano e il Riscaldamento Globale

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Quando nell’estate del 2014, il pilota di un elicottero individuò il cratere, la notizia fece preoccupare non poco molti ecologisti e non solo. La fossa della profondità di più di 30 metri, sembra essere apparsa dal nulla sulla penisola di Yamal durante il periodo delle azioni militare russe in Ucraina. In mancanza di una spiegazione migliore, il Washington Post, ha individuato come probabili responsabili, gli alieni e i missili sotterranei, ma in realtà il cratere potrebbe essere stato causato dal cambiamento climatico.

Scientific American riferisce che le zone artiche si stanno riscaldando sempre più velocemente e gli scienziati della NOAA pensano che il permafrost, il terreno permanentemente ghiacciato che copre la tundra, stia iniziando a scongelarsi a causa delle temperature sempre più alte. Le alte temperature e la forte pressione, hanno fatto si che il metano e l’acqua potessero congelare insieme dando vita a quel fenomeno che va sotto il nome di methane hydrate. Il Permafrost mantiene tutto imbottigliato, ma quando si scioglie, il metano viene rilasciato sotto forma di gas creando i presupposti di una possibile esplosione. Dopo una spedizione verso il fondo del cratere, gli scienziati, hanno rilevato un’alta concentrazione di metano, e ciò proverebbe la teoria secondo la quale la fossa sarebbe stata causata da un’esplosione.

L’esplosione però sembra essere l’ultimo dei nostri problemi, è la fusione del permafrost il vero problema. L’EPA afferma che il metano è un gas serra che potrebbe avere un impatto dal punto di vista climatico pari a 25 volte quello che potrebbe avere l’anidride carbonica nel corso del prossimo secolo.  E’ una vera e propria bomba ad orologeria, ma c’è di peggio: uno dei crateri è a sole 6 miglia da un giacimento di gas naturale. Secondo il Siberian Times, la prossimità del gas infiammabile costituisce un enorme problema di sicurezza per la zona.

Potrebbe anche andare diversamente, la terra potrebbe collassare in un Pingo, che si formano quando il ghiaccio è intrappolata tra gli strati di terra. Un pingo, altrimenti detto idrolaccolite, è un tumulo di ghiaccio coperto di terra che solitamente si trova nell’Artide e nella regione sub-antartica e che può raggiungere i 70 metri in altezza e fino a 600 metri di diametro. Il termine fu introdotto dal botanico artico Alf Erling Porsild nel 1938, e trae origine dalla parola nel dialetto inuvialuktun che significa “piccola collina”.

La stessa cosa potrebbe accadere in Alaska ed è ormai chiaro il fatto che il cambiamento climatico stia influenzando l’Artico più rapidamente rispetto a qualsiasi altro luogo sulla Terra. Durante la sua visita in Alaska, avvenuta nel settembre del 2015, il presidente Barack Obama ha cercato di far comprendere alla popolazione mondiale quanto i cambiamenti climatici siano più pericolosi di ogni minaccia terroristica o guerra già presente sul pianeta.

Questi misteriosi crateri siberiani non sono altro che l’ennesimo avvertimento del fatto che il cambiamento climatico causato dall’uomo è ormai fuori controllo, e che stiamo inesorabilmente perdendo la guerra contro il riscaldamento globale.

Fonte: Business Insider UK.