Il Dragone Divora Meno Materie Prime, Economia Globale Sotto Pressione

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Articolo apparso su SpazioEconomia.

Gli effetti della difficile congiuntura economica cinese si stanno manifestando in molteplici modi sui mercati globali. Uno di questi è senza dubbio la spinta deflattiva della domanda debole di alcune materie prime, in particolare di metalli pesanti, segno di un rallentamento dell’industria: si è chiusa la fase di boom infrastrutturale (e di crescite del PIL fino al 14%) del gigante asiatico, che dal 2000 al 2008 aveva contribuito da solo al totale incremento netto dei consumi globali di metalli, da tempo depressi.

Mercoledì le borse asiatiche hanno subito il più drastico calo giornaliero del mese, dopo la pubblicazione di un’indagine privata secondo cui l’industria cinese ha subito a settembre la contrazione più rapida in sei anni e mezzo. I dati preliminari dell’indice Markit (China Manifacturing Purchasing Managers Index) della rivista Caixin – che misura la produttività del settore manifatturiero – hanno registrato il valore di 47, contro le aspettative di un 47,5: si tratta del settimo mese di fila di contrazione, il che mostra tutta la difficoltà di superare la recessione per la Cina e i suoi leader, e spaventa gli investitori.

Del resto, la cifra del 7% relativa alla crescita del PIL sembra ormai ufficialmente truccata. Lo fa notare il Sole 24Ore, che invita ad osservare i dati non incoraggianti del manifatturiero, il consumo di elettricità al 1,2% nel primo semestre del 2015, un drastico calo delle vendite al dettaglio e della crescita dei ricavi delle aziende quotate a Shanghai (questo proprio mentre il valore dei titoli saliva alle stelle). L’intervento correttivo della banda di fluttuazione dello yuan in agosto, per favorire l’export, è stato per molti l’ammissione ufficiale del rallentamento, seguito poi dal quinto taglio dei tassi di interesse in meno di un anno da parte della Banca Centrale Cinese, per fornire liquidità e sostenere l’economia.

La flessione cinese ha determinato un calo delle importazioni di materie prime. Secondo il Commodity Markets Outlook della Banca Mondiale, il consumo di metalli del Paese, dopo i livelli record degli ultimi anni, si collocherebbe ora nella media dei paesi Ocse. L’import del rame è calato del 10%, lo zinco del 48% e l’alluminio primario del 76,3 %. Allo stesso tempo, la Cina si sbarazza del surplus esportando quantità crescenti di semilavorati equiparabili quasi a materie prime. Un ovvio effetto è il crollo dei prezzi delle commodities, specialmente di alcuni metalli: rame, alluminio e altri metalli non ferrosi sono ai minimi da sei anni al London Metal Exchange. Le quotazioni scenderanno ancora secondo Goldman Sachs, che prevede una diminuzione del 44% per il rame fino al 2018. Una situazione che lascia ai Paesi esportatori un surplus da eccesso di offerta.