Il K2 si Tinge di Rosa: 12 Foto Raccontano l’Impresa di Gerlinde

1_Donna_K2cov

Nella catena dell’Himalaya il monte Godwin-Austen, conosciuto come K2, ha sfidato gli alpinisti più temerari. I primi a compiere l’impresa furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli nel 1954. I suoi 8.611 metri d’altitudine lo rendono, dopo l’Everest, la seconda vetta più alta del mondo. I pochi che sono riusciti a scalarlo lo descrivono per difficoltà tecnica e pericolosità, come un monte molto complesso d’affrontare. La vetta è soprannominata “montagna selvaggia”, poiché in media per ogni quattro alpinisti che tentano la scalata, uno perde tragicamente la vita. Eppure nonostante le difficoltà, tra chi ce la fatta, c’è anche una donna.

Gerlinde Kaltenbrunner, ex infermiera austriaca di quarant’anni. Ha compiuto la sua avventura insieme al marito Ralf Dujmovits, cinquant’anni, famoso alpinista tedesco. Il 23 agosto 2011, Gerlinde,  ha conquistato il primato come la prima donna al mondo ad aver scalato, senza ossigeno, tutte le quattordici montagne che superano la leggendaria quota di 8.000 metri. Le difficoltà e gli ostacoli sono stati parte del suo percorso. Tra i momenti più difficili, Gerlinde, ha visto uno dei compagni d’avventura morire durante il percorso. Momenti tragici che non hanno fermato la passione e la voglia di raggiungere la meta. Durante le interviste, Gerlinde Kaltenbrunner, non nasconde quanto sia stata importante la vicinanza del marito Ralf, e tra le righe risponde alle accuse di Messner, secondo cui, sarebbe riuscita ad ottenere il primato solo con l’aiuto del marito.

“Io e lui siamo una grande squadra, mi aiuta molto, a livello psicologico, sapere che la persona che amo di più è lì con me. Qualunque cosa dicano gli altri io so come scalo, questa è la cosa più importante.”  Ecco di seguito una carrellata di foto che raccontano l’impresa di Gerlinde Kaltenbrunner, la prima donna che ha scalato il K2.

Fotografia di Tommy Heinrich

2

Il K2 dal versante cinese, gran parte degli alpinisti preferisce scalare la seconda vetta del mondo dal lato pakistano. Qui, i componenti della spedizione trasportano le attrezzature verso il campo base.

Fotografia di Ralf Dujmovits

3

Kaltenbrunner controlla la tenuta delle corde che, lei e i suoi compagni, hanno fissato lungo il percorso nelle settimane prima dell’ascesa finale: in tutto, quasi 2.750 metri di corda.

Fotografia di Tommy Heinrich

4

Un cammello rischia di annegare trascinato dalla corrente, mentre attraversa il gelido torrente che convoglia l’acqua dei ghiacciai nella valle Sarpo Laggo, sul Karakorum. È l’ultima e più difficile barriera d’acqua da superare prima di arrivare al campo base cinese.

Fotografia di Tommy Heinrich

5

Gerlinde guida la spedizione attraverso un crepaccio nella porzione superiore del Ghiacciaio Nord del K2 per raggiungere il Campo I.

Fotografia di Tommy Heinrich

6

Kaltenbrunner e Zaluski controllano l’attezzatura sul Ghiacciaio Nord del K2.

Fotografia di Tommy Heinrich

8

Kaltenbrunner (in rosso), Zaluski (arancione), e Zhumayev seguono Pivtsov su una parete innevata sotto il Campo II.

Fotografia di Tommy Heinrich

10

Ralf Dujmovits e Gerlinde Kaltenbrunner studiano la via che porta al campo 4, sopra gli 8.000 metri. Lì inizia la cosiddetta “zona della morte”, dove gli alpinisti che scelgono di salire senza ossigeno devono confrontarsi con i limiti del corpo umano.

Fotografia di Tommy Heinrich

12

La pesante neve rendeva arduo ogni compito.

Fotografia di Tommy Heinrich

11

Dujmovits, Pivtsov, Zhumayev, e Kaltenbrunner (da sinistra a destra) guardano immagini delle Cresta Nord del K2 nella tenda al Campo Base Avanzato.

Fotografia di Gerlinde Kaltenbrunner

13

Selfie per Gerlinde con il marito Ralf sullo sfondo.

Fotografia di Ralf Dujmovits

 14

Aiutandosi con i ramponi, le piccozze e le corde fissate in precedenza, gli alpinisti salgono sul bordo occidentale della cresta nord. Il percorso si è rivelato molto più ripido del previsto.

Fotografia di Maxut Zhumayev

16

Gerlinde avanza verso il campo 3 tra i due compagni di spedizione Vassilij Pivtsov e Dariusz Zauski. «Molte volte ho avuto l’impressione di essere trasportata da una forza invisibile», racconta. «Una sensazione quasi mistica: c’era qualcosa che mi dava energia. Mi era già capitato di sentirmi così, ma mai come sul K2».