Il Laboratorio delle Idee Incontra Alberto Alesina

"Il liberismo è di sinistra" è il libro pubblicato da Alesina con Francesco Giavazzi, con cui firma gli articoli del Corriere. Un titolo solo in parte provocatorio: “l’idea è quella di suggerire che il capitalismo liberale, che implica mobilità, meritocrazia e concorrenza, non sia minacciato solo dalla sinistra tradizionale, come è lo stereotipo, ma forse più dalle lobby, dai monopòli e dalla mancanza di concorrenza.” Spiega l’economista: “certe idee che la sinistra rigetta sarebbero invece favorevoli per una maggiore mobilità sociale e uguaglianza.” Un libro che cerca di dare prospettive nuove: “La politica italiana mi confonde: abbiamo una destra tutt’altro che liberista e una sinistra che dovrebbe essere più coraggiosa”.

Con di fronte un professore di Harvard, gli studenti in platea non si trattengono dal sollecitarlo sulle questioni irrisolte del sistema universitario italiano: “il problema è molto profondo e sta nella mentalità: negli Stati Uniti c’è un diffuso senso di fiducia. Se un’università prestigiosa assume un ragazzo si ritiene che sia per merito e non per favoritismi. Senza bisogno di concorsi e burocrazia”. Alesina vede però delle prospettive positive: “Non sono disfattista, le cose stanno migliorando. In Italia ci sono molti centri di eccellenza: Bologna, Padova, Venezia, oltre alla Bocconi. E, per quanto ne so, molti che sono all’estero vorrebbero ritornare”.

La serata si scalda affrontando i problemi economici più spinosi: la concorrenza dei Paesi emergenti, il mercato globale, la crisi nei Paesi industrializzati. Il punto di vista di Alesina è chiaro: “Spesso si dimentica il lato positivo della globalizzazione perché non riusciamo a uscire dalla nostra prospettiva di ricchi in una crisi temporanea.” Come America e Germania competono con la Cina, così deve imparare a fare l’Italia: "la Cina non fa paura: oltre che come concorrente fra poco potremo considerarla un potente consumatore dei nostri prodotti.” Laggiù fra un miliardo di nuovi ricchi ci sono potenziali turisti e consumatori dei nostri brand d’alta moda: “La risposta non è il protezionismo ma investire in innovazione e qualità. Far leva sulla tecnologia e sulla creatività che ci sono naturali.”