Il Mercato delle Aste d’Arte nel 2015

È naturale perciò chiedersi se l’andamento finanziario influenzerà ancora il mercato dell’arte internazionale e come andrà a incidere sui prestigiosi acquisti dei collezionisti cinesi in asta, principali fautori delle aggiudicazioni stellari nelle principali piazze mondiali. Ad esempio, lo scorso maggio compratori cinesi hanno speso oltre 100 milioni di dollari da Sotheby’s per portarsi a casa capolavori di Monet (20,4 milioni di dollari), Picasso (29,9 milioni) e van Gogh (L’Allée des Alyscamps – 66,9 milioni). Mentre nella piazza newyorkese i collezionisti cinesi continuavano a spendere con dovizia, già prima dell’estate si sono manifestati segni di rallentamento interno delle vendite d’arte.

L’Allée des Alyscamps

Il rischio maggiore, oltre la crisi economica cinese suddetta, coinvolge il mercato artistico interno, a causa del rallentamento economico ma anche della campagna anti-corruzione promossa dal governo, che coinvolge anche i beni artistici, spesso utilizzati come facile moneta di scambio.
Coloro che operano sul mercato internazionale dell’arte, dunque, al di fuori del continente cinese, sono gli acquirenti più ricchi che solo marginalmente vengono colpiti dalle fluttuazioni delle borse, ma che anzi possono rifugiarsi nell’acquisto di beni artistici come valuta di riserva.

La contrazione del mercato si è manifestata con un calo delle consegne di opere, il 17% in meno rispetto all'anno scorso, ma anche ad una flessione della domanda. Anche la percentuale di venduto è diminuita dal 65% al 62%. Tale contrazione ha interessato quattro dei cinque maggiori mercati dell'arte, vale a dire Gran Bretagna, Cina, Francia e Germania.
Come sopra detto, si sono  salvati solo gli Stati Uniti dove il valore del mercato è cresciuto del 19% nel primo semestre e del 21% se si considera solo il secondo semestre (quando sono stati battuti i record). Gli Usa sono diventati così primi in termini di fatturato, con un totale di 3,4 miliardi di dollari, il 42% del totale con solamente il 12% dei lotti sul totale presentato sul mercato, divenendo il luogo di scambio prediletto per le punte di diamante rivolte alla fascia di acquirenti di altissimo livello.
La crisi mondiale non ha risparmiato l’Italia, dove addirittura Christie’s e Sotheby’s hanno sbaraccato, lasciando solo gli uffici. Con buoni spazi per le Case d’Asta Italiane, in primis la prestigiosa Bolaffi.

Un altro aspetto notevole del 2015 è rappresentato dal fatto di essere stato l’anno di alcune delle aste più “orchestrate”: non si era mai vista prima una tale disponibilità di facilitazioni finanziarie da parte delle case d’asta. La concorrenza sempre più agguerrita tra Christie’s, Sotheby’s e Phillips ha rimesso improvvisamente in gioco le garanzie, vale a dire, gli accordi finanziari secondo i quali la casa d’asta si impegna con il venditore a coprire un prezzo minimo stabilito.

Le opere arrivano nelle aste già con un prezzo: un “garante” terzo, che può essere una banca ma anche un collezionista, si impegna ad acquistarle nel caso rimangano invendute. Se il compratore abbocca, come è avvenuto per Colen, l’operazione è riuscita.

Sotheby’s si è impegnata nella più alta garanzia della storia: 515 milioni di dollari per il patrimonio del suo ex proprietario Alfred Taubman. Phillips, a sua volta, nella sua asta serale dell’8 novembre scorso, ha garantito quasi metà delle opere d’arte offerte.

Christie’s ha utilizzato le garanzie senza darsi troppi limiti – mettendo a punto peraltro un nuovo e complesso sistema di finanziamento che coinvolge “partner terzi”. È improbabile che l’escalation continui e ciò semplicemente perché queste strategie hanno già eroso una parte sostanziale dei profitti delle grandi società del mercato dell’arte.