Il Problema Delle Relazioni A Distanza Non È la Distanza. È la Relazione.

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L’abbiamo provata tutti, e se non l’abbiamo provata la proveremo, quella sensazione di guerra civile interiore di quando il partner ci comunica solenne e vittorioso che sì, è stato preso per l’erasmus, per l’exchange, per un seminario azteco o per donnavventura e che quindi trascorrerà i successivi sei mesi a diversi chilometri di distanza da te. Tu sei felice, orgogliosa, entusiasta che la persona al tuo fianco abbia ottenuto ciò che voleva, raggiungendo un traguardo significativo che dia accesso a quel doveroso percorso di crescita autonoma interiore e di arricchimento esperienziale che non potrà che donare valore aggiunto alla sua persona. Ammesso e non concesso che la prima reazione sia questa, lo step immediatamente successivo consiste nell’inserire in una scala di pericolosità cornificatoria la meta del viaggio.

Le variabili sono innumerevoli: le differenze culturali, tipo apprezzeresti un posto come il Bangladesh in cui le donne o portano il burqa o non escono di casa; il clima, che se di sera c’è -7 uno sta volentieri in camera a godersi qualche talk show politicamente impegnato in una lingua che non capisce; il cibo, perché dove si mangia bene si fa più sesso – o forse dove si mangia male, dato che una consistente fetta di piacere sensoriale è preclusa? Cazzo; la percentuale di millantata gnocca, che a seconda dei gusti del lui in questione ti fa lanciare maledizioni unne a tutti i paesi nordici ma anche a quelli sudamericani e in parte a quelli asiatici di confine, grazie al cui melting pot c’è sulle facce un po’ meno ittero e un po’ più di naso.

Ne scaturisce uno spettro di valori che va da Botswana a California, da Corea del Nord a Norvegia, da Turkmenistan a Venezuela, e tu ti accontenteresti di un paese con una piccola guerra civile, una leggera dittatura, uno in cui il canone di bellezza sia Frida Kahlo e lo shorts venga punito con la pena capitale, per dire. E invece no, il paese è civilizzato, occidentale e assolutamente open minded. Quindi non ti resta che prendere atto delle norme governative a te avverse e accettare la cosa. Che poi non è detto che uno la debba accettare.