In Cucina con Carlo Cracco

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La divisa d’ordinanza qui è d’obbligo. Oltre alla cortesia e all’accortezza. E a un design d’avanguardia, più che mai originale nei colori e negli oggetti. Non siamo in un museo o all’interno di un albergo di lusso bensì dal re della cucina italiana, Carlo Cracco. O meglio, nel suo regno, il ristorante che porta il suo nome, nella via Victor Hugo di una Milano da cartolina.

Sovverrà una riflessione a ciascun commensale di buon senso: cosa si racconta di una cena dallo chef Cracco? Sicuramente l’esperienza. Paragonabile per l’emozione a quella di entrare nel cubo dell’Apple Store di Central Park nella Grande Mela. O alla salita della Torre Eiffel in una Parigi illuminata a giorno. Cracco è passione, arte, cultura, comunicazione, romanticismo. Ma anche ricerca, filosofia, estetica, teoretica. E il cibo da Carlo Cracco, è divenuto un archetipo di emozioni.

Si inizia assaggiando un’insalata russa caramellata e si conclude con un delizioso caffè servito con pasticcini francesi degni della migliore patisserìe degli Champs D’Eliseès.

Poi, su richiesta, arriva l’uovo, l’uovo marinato di Cracco. Protagonista di interviste, speciali, articoli sulla stampa specializzata. Il sapore è indescrivibile, poiché è sorpresa. L’estetica è minimale, o meglio, è la ricerca dell’accostamento e del colore. Parlare di bontà, per il cibo servito in questo ristorante dalle sapienti mani della squadra che Carlo ha saputo creare nel tempo, è banale. Si potrebbe dire, sulla scia dell’esperienziale, che ci si trova davanti a dipinti alimentari. Per tutti i gusti, ma non proprio per tutte le tasche. Più che sui costi, giustificati dal lavoro che c’è dietro la preparazione del menù e della sua eccelsa riuscita, più interessante soffermarsi sul personaggio Cracco.

Stupiremo i lettori dicendo che Carlo Cracco è esattamente come lo si vede in tv?

Un gentlemen, dotato di una bellezza oggettiva e di uno charme che qualsiasi essere, sia maschile che femminile dotato di intelletto, vorrebbe avere. Se qualcuno lo ha definito Il George Clooney del soffritto risulta meno estetico pensare che sia più Il Caravaggio della cucina o Il James Dean dei fornelli.

Con quell’aria brutale che abbozza un sorriso nel momento in cui si trova davanti delle persone che la sua esperienza culinaria la vivono come un’eccezione, una prima assoluta. E quello stile inconfondibile nel calarsi, da celebrità della cucina e del piccolo schermo, nella parte del self made man che apprezza la critica e il complimento che arriva dalla casa del popolo. Usciamo da quell’esperienza decisamente frastornati, sazi mentalmente e fisicamente, lasciandoci alle spalle quell’insegna che cappeggia alle spalle del Duomo di Milano, sede di questo sogno del gusto che in Carlo Cracco incarna la stella più luminosa della filosofia culinaria del nostro Paese.

Photo credit: br1dotcom / Foter.com / CC BY