Influencer Solare e Autenica, Intervista a Elena Braghieri

Quando hai capito che il tuo profilo Instagram e il blog si stavano trasformando in qualcosa di più?
"In realtà, ancora adesso non sono consapevole di tutta la potenzialità che ho, e forse è una delle caratteristiche che mi contraddistingue. Sono ancora molto spostanea, non calcolatrice. Il lavoro svolto con Grazia penso sia stato una bella presa di consapevolezza, mi rendevo conto di avere tanta influenza, molti brand di moda mi contattavano. È stato un buon trampolino di lancio. Poi, sì, devi aver comunque qualcosa da raccontare, nel senso che non basta un'etichetta. Ancora oggi collaboro saltuariamente con Grazia per articoli di viaggio cartacei, Grazia è rimasta una bella famiglia".

foto scattata da Daniele Mari.
foto scattata da Daniele Mari.

Quali sono le caratteristiche che ti distinguono da tutti gli altri influencer?
"La prima caratteristica è che non lo faccio di professione, nella vita vera sono una project manager per un grande gruppo assicurativo. Se da alcune persone questa mia scelta viene vista come una mancanza di coraggio, io la interpreto invece come una scelta molto coraggiosa: tante persone che avevano iniziato come me, tenendo i social come lavoro secondario, oggi hanno lasciato la loro professione e si sono magari avvicinate ad aziende che non rispecchiano i loro gusti o il loro essere. Io mi sento addosso una responsabilità sociale, le persone si fidano di me e non riuscirei mai a far vedere o consigliare cose in cui non credo io in primis. Forse è per questo che chi mi segue mi riconosce fra tanti. La parola etica mi piace molto (ride)".

Quali gli obiettivi finora raggiunti di cui vai fiera?
"Son fiera di aver fatto cose che mi hanno seriamente appassionato, che hanno coinvolto chi mi segue e di essermi distinta. Una delle cose a cui tengo di più è non omologarmi. Vi posso parlare di due miei progetti che ho realizzato nel 2017. Il primo si tratta di una giornata trascorsa al fianco di Laura Lusuardi, fashion coordinator per Max Mara. È stata una giornata unica, eravamo solo io e lei impegnate a raccontare il processo di produzione della prima linea di Max Mara, dei cappotti iconici del brand. Max Mara e la signora Lusuardi hanno apprezzato il fatto che io avessi davvero amato tutto quello che avevo vissuto e visto quel giorno. Quando vedevo le sartine che cucivano la cintura, disegnavano la tasca del cappotto, rimanevo incantata. E ho saputo trasmettere questa esprienza a chi mi segue, li ho saputi coinvolgere emotivamente attraverso quello che avevo provato io. Il secondo progetto è tutto il lavoro che ho fatto per la Triennale per Ettore Sottsass: una mostra molto bella, che mi ha coinvolto da vicino e che ha attirato molti a scoprire sia la fotografia che un nuovo aspetto della cultura".

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Quali sono invece i programmi per il futuro?
"Non lo so, vivo molto alla giornata. È un mondo molto veloce questo del web, le opportunità spuntano fuori da un giorno all'altro. L'unico piano che ho per adesso è di tornare in Sicilia (ride)".