Insonnia, Quando la Modernità Ci Tiene (Troppo) Svegli

Dormire

Money Never Sleeps. Il denaro non dorme mai. Era questo il sottotitolo di “Wall Street”, girato nel 2010 da Oliver Stone come ideale continuazione dell’omonimo film degli anni 80. Per il personaggio cult Gordon Gekko (interpretato da Michael Douglas) quelle tre parole rappresentavano una massima di vita, il leitmotiv su cui costruire una carriera di successo. Oggi quella frase pare una constatazione, o peggio, una minaccia.

La denuncia viene da Jonathan Crary, professore di Modern Art alla Columbia University di New York: nel suo libro “24/7 – Il capitalismo all’assalto del sonno” si rileva la degenerazione del neoliberalismo, in cui la religione del profitto impone alle persone di risultare operative 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, costantemente impegnate nell’imparare, inventare, trovare soluzioni. Addirittura, Crary cita alcune ricerche intraprese negli Stati Uniti per mezzo delle quali, attraverso lo studio di particolari specie di uccelli in grado di non assopirsi per un’intera settimana nel periodo delle migrazioni, si mira a ideare sistemi anti-sonno che consentano ai soldati di rimanere vigili per tempi di gran lunga superiori alla norma. Ciò sarebbe di cattivo auspicio: infatti, nella storia, ogni cambiamento dovuto ad esigenze militari ha finito per estendersi all’intera sfera sociale.

In effetti, nel passato, il tempo dedicato al sonno si attestava in media sulle dieci ore, in accordo con i ritmi giorno-notte della natura. Oggi si stima che negli Stati Uniti la maggior parte della popolazione non dorma più di sei ore a notte. I sacerdoti del capitalismo, secondo Crary, hanno bollato le dormite come spreco di tempo, e questi sono i risultati, a tal punto che l’insonnia sta rapidamente diventando il male cronico della modernità, con conseguenze deleterie sulla salute in quanto causa dell’aumento degli agenti infiammatori nel sangue, possibili fattori di rischio per il cancro ma anche per la depressione e il sovrappeso.

Naturalmente, questa tendenza a non avere orari è stata accentuata dalla globalizzazione dell’economia, una situazione in cui è facile non solo spostarsi da un capo all’altro del pianeta ma anche trovarsi a lavorare con colleghi che vivono a distanza di fusorario. Non aiuta il sonno nemmeno l’essere costantemente connessi, con gli occhi fissi su schermi digitali di vario genere che alla lunga finiscono per disturbare il riposo. Basti pensare che in Italia 37 persone su 100 dichiarano di non riposare in modo adeguato, secondo i dati di Assosalute.

Certo, per alcuni le notti di veglia sono momenti di pace in cui coltivare nuove idee, ma per lo più si trasformano in valvole di sfogo della preoccupazione, delle ansie che teniamo nascoste di giorno, nello sforzo di essere sempre attivi e produttivi. Come rimediare? Gli esperti consigliano un’alimentazione equilibrata, facendo attenzione a mantenersi leggeri a cena, e una moderata attività fisica nelle ore lontane da quelle notturne, per evitare scariche di adrenalina indesiderata. Banditi alcol e fumo, ma anche pc e smartphone.

Come ribadisce l’AISM (Associazione Italiana Medicina del Sonno), “il sonno è qualcosa a cui non possiamo rinunciare, anche se molti vorrebbero”. Meglio riflettere. Magari, dormendoci un po’ su.