Ipotesi Brexit “Disastrosa” per l’Economia Britannica: il Report di CER

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Com’è noto, la lingua è lo specchio della società. Ogni qual volta emerga all’interno di un contesto culturale un nuovo fenomeno rilevante, questo tende, per una pura necessità comunicativa, a trovare il proprio riconoscimento formale nella coniazione di un nuovo termine. Seguendo questo comune processo linguistico, in seguito alla promessa del premier britannico David Cameron di indire un referendum in merito entro il 2017, il composto “Brexit” – abbreviazione di “Britain Exit” – diventa il termine corrente in riferimento ad un possibile, quanto eclatante, divorzio tra Londra e Bruxelles.

Una prospettiva che è andata sempre più concretandosi negli ultimi anni, tanto che dal 2013 l’Institute of Economic Affairs, una prestigiosa think thank di matrice palesemente euroscettica con base a Londra, bandisce un concorso annuale per individuare il miglior piano di “ritirata” dall’Unione Europea. Il “Brexit Prize”, arrivato alla sua seconda edizione, quest’anno è andato a Iain Mansfield, un diplomatico inglese trentenne, ed al suo saggio “Apertura non isolamento”.

Il vincitore dei 100mila euro messi in palio dall’organizzazione, calcola che l’uscita dall’Unione, attraverso l’abbandono dei controversi obblighi di libera circolazione delle persone e di contribuzione annuale al budget europeo, potrebbe garantire all’economia britannica un incremento del Pil di almeno 1,3 miliardi di sterline. Una proposta quella di Mansfield, che se da una parte ha generato un certo imbarazzo al ministero degli Esteri, poiché in contrasto con la politica ufficiale del Governo Cameron, dall’altra, secondo quanto afferma Lord Lawson, Cancelliere dello Scacchiere e giudice del concorso, potrebbe rappresentare “un ottimo punto di partenza per questo importante dibattito”.