Italia, una Repubblica Fondata sullo Stage

Ma davvero gli stage possono non essere pagati? Prima di tutto, occorre fare una distinzione tra stage curriculari ed extracurriculari. I primi sono attivati durante il corso di studi, devono essere coerenti con il percorso formativo dello studente e al momento sono in vacatio legis, ovvero non esiste una legge che li regoli. Gli stage extracurriculari comprendono i tirocini in favore di disabili, i tirocini formativi/di orientamento (che segnano il passaggio tra il mondo della scuola e al mondo del lavoro), e i tirocini di inserimento finalizzati all’assunzione. Diversa la questione per i tirocini che permettono l’accesso a una professione che fanno capo a un ordine, regolamentate da normative di settore.

La riforma Fornero stabilisce che il tirocinio debba prevedere un rimborso minimo di 300 euro, ma il vero potere decisionale spetta alle regioni, non allo Stato. Il governo ha dunque fornito delle linee guida per regolarizzare gli stage, ma attualmente in Italia esistono 20 diverse normative a livello regionale. Se Abruzzo e Piemonte premiano le nuove leve con 600 euro di rimborso spese, la Sicilia è sicuramente la terra più parsimoniosa offendo il minimo del rimborso imposto dallo stato, mentre i rimborsi spese nelle altre regioni oscillano tra le 400 e le 500 euro. Gli stagisti non possono essere inseriti in un team per sostituire i lavoratori in malattia, maternità o ferie, per risolvere i problemi di organico nei periodi di iperattività lavorativa, e non si possono prendere giovani con un contratto di stage se si sono effettuati licenziamenti nei 12 mesi precedenti. Per chi non rispetta queste linee guida è prevista una sanzione che varia tra i 1.000 e i 6.000 euro.