Italiani all’Estero: Talenti Perduti o Potenziali Risorse?

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Gli inglesi la chiamano “Brain Drain”, noi la conosciamo più semplicemente con il termine di “Fuga di cervelli”.

Nel nostro paese è sempre di più un argomento di discussione, specialmente tra i ragazzi neodiplomati o neolaureati, ovvero coloro che si affacciano sul mondo del lavoro e si trovano a valutare le diverse strade percorribili. Tra chi per attrazione verso le opportunità offerte dai paesi esteri, e chi invece per lo sconforto dato dalla scarsezza di sbocchi in Italia, sono molti i giovani e meno giovani che decidono di emigrare e cercare fortuna altrove.

Non è raro purtroppo che queste persone vengano additate dalla massa quasi come dei “traditori”, gente che ha deciso di portare le proprie capacità ed il proprio capitale umano fuori dalle mura di casa.

Di fronte a questa situazione, la soluzione che più facilmente viene in mente è quella di cercare nuovi metodi per incentivare i giovani a restare in Italia. Ed alcuni sforzi in questa direzione sono stati fatti, si pensi ad esempio alla legge del 2010 diventata famosa con l’appellativo “Controesodo”, o al concorso “Welcome Talent Business” finanziato dalla camera di commercio di Milano.

Certi risultati sono stati ottenuti, ma ancora i giovani Italiani non sono abbastanza motivati ad impegnare le proprie energie sul suolo natio, per cause spesso legate ad un debole dialogo tra i tre mondi, università, impresa e stato, che per primi dovrebbero aiutare a dare uno slancio.

Ma sempre più gente sostiene che ci sia un’altra via percorribile. Di fronte alla difficoltà di far rientrare i nostri giovani talenti, esistono modi per usarli come ponti per valorizzare i prodotti italiani e l’immagine del paese all’estero.

Di queste tematiche si discute al MeeTalents, evento organizzato con cadenza annuale a Perugia, dove imprenditori e professori vengono invitati ad ascoltare le storie dei giovani espatriati. L’organizzatore dell’evento è Alessandro Rosina, docente presso l’Università Cattolica di Milano, il quale afferma che “Non dobbiamo vedere come un dramma il fatto che i giovani si spostano, anzi, sono una ricchezza”.

Il professore è sostenitore dell’idea che la mobilità internazionale sia un fenomeno da sfruttare, per consentire i migliori benefici all’economia italiana. Si pensi ai programmi di studio all’estero come l’Erasmus, che ad oggi ha consentito a quasi 350.000 studenti italiani di trascorrere un periodo di formazione in un paese dell’Unione. E i numeri crescono ogni anno. La mobilità non si può fermare, si può solo cercare di cavalcarne la cresta dell’onda.

Come hanno fatto i creatori del progetto Brain Back Umbria, i quali, consci a posteriori di aver sbagliato nome, dopo gli iniziali sforzi volti a cercare di convincere gli espatriati a rientrare, hanno deciso di muoversi in un altra direzione, creando dei contatti tra questi giovani e le imprese umbre. In questa maniera, affermano, i benefici ci sono da ambo i lati: l’impresa in suolo italico vede i propri prodotti (in questo caso soprattutto agroalimentari) pubblicizzati all’estero, e l’italiano nel paese estero si occupa delle attività di marketing e pubblicità.

Un idea simile è alla base di Bellunoradici.net. Creato da un associazione presente a Belluno già negli anni sessanta, oggi il progetto consiste in un social network che ha lo scopo di mettere in contatto i giovani della provincia residenti all’estero con le imprese locali, così da creare una rete di comunicazione che consenta lo sviluppo e la promozione delle aziende italiane.

Ha preso avvio di recente, inoltre, il Master in Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano all’estero, offerto dall’Università degli Studi di Parma, che mira appunto a formare personale qualificato per questo tipo di mediazione. Profili che avranno sicuramente un ruolo rilevante in questo panorama di lavoro “transazionale”.