Jackson Hole: Regge l’Accordo Segreto di Shanghai

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Anche quest’anno è terminato l’incontro di fine agosto dei banchieri centrali a Jackson Hole, ridente località montana del Wyoming. Le novità trapelate sono poche, ma dall’andamento dei mercati possiamo affermare che per ora sta reggendo l’accordo, mai reso noto, di Shanghai. Andiamo a scoprire cosa, nel dettaglio, di cosa si tratta.

 

A margine dell’incontro del G20 a Shanghai (Cina) dello scorso aprile, si ipotizza che un ristretto gruppo di banchieri centrali di Cina, Stati Uniti, Eurozona e Giappone abbia raggiunto un accordo per rafforzare lo Yen e l’Euro, a svantaggio di un indebolimento del Dollaro. Come più volte evidenziato nel corso delle nostre analisi, lo Yuan (la moneta cinese) è saldamente ancorato all’andamento del Dollaro. Questo piano è volto a raggiungere l’obbiettivo di dare un vantaggio competitivo sia agli Stati Uniti che alla Cina, a discapito degli altri partners commerciali, al fine di far fronte al rallentamento della debole crescita economica globale.

 

A conferma dell’ipotesi, ci sono ben 4 annunci da parte della Federal Reserve, mai rispettati, su un rialzo dei tassi americani durante il 2016. Le giustificazioni per continuare a posticipare il rialzo si possono trovare nel rallentamento dell’economia cinese, nel referendum sulla Brexit e infine nelle imminenti elezioni americane del prossimo Novembre. Tutto questo è “rumore” giornalistico, ma per noi i “segnali” economico-finanziari sono altri e proviamo ad analizzarli:

 

  • L’economia americana cresce da sette anni ma, nonostante il QE (espansione monetaria), a tassi molto deboli;
  • Un innalzamento dei tassi americani metterebbe in grave difficoltà i Paesi Emergenti, molto indebitati proprio in dollari;
  • Un conseguente rafforzamento del dollaro avrebbe conseguenze negative sui prezzi delle materie prime (petrolio, etc).

 

 

Detto questo, l’accordo “segreto” dovrebbe evitare la destabilizzazione dei mercati e una recessione determinata dal rallentamento della “locomotiva” americana-cinese.

Purtroppo, come spesso accade, però, ci sono situazioni più difficili da gestire per l’Eurozona e il Giappone.

 

Le economie europee dovranno far leva su politiche di aggiustamento interno di carattere fiscale, non potendo sfruttare la leva valutaria per aumentare le esportazioni. Con l’euro forte le conseguenze saranno la continuazione di politiche deflazionistiche interne per stipendi e salari.

 

La situazione giapponese, per alcuni versi, è ancora più problematica: bassa crescita, invecchiamento della popolazione e un debito governativo che non ha eguali al mondo: oltre il 200% del Prodotto Interno Lordo. Come ulteriore conferma dell’esistenza del suddetto accordo “segreto” abbiamo una situazione finanziaria giapponese con tassi d’interesse negativi e una moneta, la loro, che continua a rafforzarsi.

 

Per un dollaro ora si ricevono poco più di 100 Yen, mentre un anno fa se ne ricevevano circa 130 Yen. Basterà questa “medicina segreta” per curare i problemi economico-finanziari?

 

Gli effetti della cura è ancora presto per vederli.