La Cina Ora Domina Anche il Settore Bancario: I Dati del The Banker

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Nonostante il sistema di regolamentazione implementato per ridimensionare le “ambizioni espansionistiche” delle banche nel periodo post-crisi, il cui peso grava sempre più sui numeri dell’economia mondiale, i gruppi internazionali nel settore continuano a crescere, tanto da rendere il consueto too big too fail oramai “too big to ignore”. In special modo in Cina.

I profitti del settore bancario a livello globale hanno raggiunto la cifra record di $920 miliardi – un terzo dei quali attribuibili alle banche cinesi. Questo il dato che emerge dal report “Top 1000 World Banks” di The Banker, pubblicazione mensile di finanza di proprietà del Financial Times. Brian Caple, editore della rivista, commenta così i risultati emersi dallo studio: “Questa è la prima volta dal periodo antecedente alla crisi finanziaria che assistiamo ad un tale aumento annuale nei profitti bancari globali.”

In cima alla classifica stilata dal giornale anglosassone svettano i due colossi cinesi, ICBC (Industrial and Commercial Bank of China) e la China Construction Bank, mentre HSBC, prima nel ranking 2008, rimane l’unica banca britannica a conservare una posizione. Solo dopo si piazzano gli istituti americani JPMorgan e Bank of America che, in aggregato, hanno fatto registrare profitti complessivi per $183 miliardi, pari ad un quinto del totale globale.

Critica la situazione dell’Eurozona che registra solo il 3 percento dei profitti totali contro il 25 percento dei livelli pre-2008, drammatica quella delle banche italiane: nel corso del 2013, gli istituti nostrani hanno bruciato $35 miliardi aggiudicandosi così il peggior risultato tra tutti i Paesi sotto analisi.

Da segnalare l’exploit positivo delle banche africane che, detenendo solo l’1 percento del capitale globale, hanno raggiunto i migliori risultati in termini di rendimenti sul capitale – il 24 percento, quasi il doppio della media mondiale e di gran lunga superiore al 4 percento registrato in Europa.

bancheInfografica tratta dal The Economist