La Crescita dei Profitti dei Musei Italiani

Prima di analizzare le principali riforme e strategie utilizzate, occorre considerare la situazione di partenza al fine di comprendere l'urgenza e la rilevanza dell'intervento. L'Italia è infatti dotata di 4.976 punti di interesse culturale, di cui il 64,1% statali; eppure l'introito totale registrato nel 2012 è risultato di gran lunga inferiore a quello realizzato unicamente dal Louvre. Ma com'è possibile?

ll 54,4% delle strutture non prevede alcuna entrata derivante dalla vendita dei biglietti, consentendo l'ingresso gratuito ai visitatori e inducendo così un necessario e ingente contributo statale per finanziarsi. Inoltre fino allo scorso anno i musei non possedevano un vero e proprio bilancio, che consentisse un monitoraggio capillare delle risorse, basilare per poter attuare una qualsiasi strategia.

Sembra dunque che il problema principale sia la gestione di un'istituto culturale in un'ottica economica, che prevede spese e guadagni oltreché un'organizzazione efficiente. Oltre ai bilanci economici integrati e agli statuti museali, è stato introdotto l'art bonus, che come si legge sul sito del ministero, consente un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano.

Le riforme sono soprattutto volte a consentire un'integrazione tra cultura e turismo, alla creazione di musei autonomi che possano esprimere al meglio tutta la propria potenzialità, all'introduzione di politiche innovative e soprattutto di poli regionali che favoriscano un controllo più efficace e una risposta immediata alle esigenze locali.