La Crescita del Biologico in Italia

biologico

Il biologico, è ormai un dato consolidato, è il settore che a dispetto degli anni di crisi e della caduta dei consumi, ha sempre mantenuto un trend in crescita. Forte espansione del settore sia sul fronte della domanda che dell’offerta, con una crescita delle colture biologiche e degli operatori certificati. Colpisce, infatti, in un tempo di crisi, in controtendenza con un panorama nazionale che vede diminuire i consumi in tutti i settori, alimentare compreso, che il bio ottenga ottimi risultati.

Dove si compra biologico?

È proprio la Gdo la protagonista del biologico in Italia. Secondo gli ultimi dati, la distribuzione moderna registra un fatturato nel segmento di circa 855 milioni (il 40% del valore del bio-retail). Basta guardare gli scaffali delle più importanti catene nazionali, alla ricerca dei prodotti “a marchio” che recano referenze biologiche (Da Esselunga -marchio Esselunga BIO- a Coop -vivi verde-, da Conad -il Biologico- a Carrefour -Carrefour BIO-, da Crai -Crai BIO- a Despar -Bio,Logico). Mentre le superfici specializzate nella vendita di prodotti biologici muovono più di 760 milioni di euro (equivalenti al 35% del totale). Lo specializzato però ha tassi di crescita più alti, infatti è prevedibile nei prossimi anni un equiparazione in termini di vendita tra i due canali. Il restante 25% è appannaggio degli altri canali rappresentati per il 10% da mercatini, vendite dirette, gruppi di acquisto solidali (Gas) ed e- commerce, per l’8,9% dai negozi tradizionali e per il 5,1% dalle farmacie.

La crescita dei negozi specializzati

Uno dei settori dove gli specialisti hanno dato più fastidio alla grande distribuzione organizzata, e soprattutto agli ipermercati, è quello del bio con l’ingresso di nuovi protagonisti sul mercato e l’avvio di nuove reti. Tra specializzato e Gdo, lo spread dei prezzi è del 10%-20%, a fonte di un plus di servizio offerto dai punti vendita specializzati come l’assortimento, l’informazione e la capacità di creare engagement anche attraverso i social network. Un altro elemento è la competenza del personale: più un punto vendita è specializzato, più chi ci lavora all’interno ha competenza; questo è molto apprezzato dai consumatori perché significa rassicurazione.

Lo sviluppo di questi format si concentra soprattutto al nord, in primis Lombardia e Piemonte e in particolare a Milano dove sono stati aperti punti vendita pilota di nuove catene.

La famiglia Pozzi, socio storico dell’italianissima catena di discount Eurospin, e la famiglia Scotti(Gruppo Riso Scotti), hanno debuttato nel bio con “Piacere Terra” e sono già cinque i biosupermercati aperti. Ma anche i francesi sono sbarcati con quattro negozi a insegna “Bio c’ Bon” a Milano: parliamo di una catena che conta più di 40 negozi in Francia, dei quali una quindicina solo a Parigi. E per finire, sempre nella capitale degli affari, ha aperto anche il primo Almaverde Bio Market, società controllata dalla torinese Ki Group, tra i leader nella distribuzione di prodotti bio. Anche NaturaSì, la nota catena di supermercati bio in franchising partita da Verona nel 1992 ha inaugurato una ventina di nuovi biosupermercati arrivando a quota 128 ed ha ampliato le sue potenziali con il commercio online.

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Ma chi è il consumatore modello dei prodotti di agricoltura biologica? In generale, dice uno studio di Nomisma per l’Osservatorio Sana 2014, ha un reddito mensile elevato e un titolo di studio di livello. Ma non ci sono soltanto i fattori socio- economici: la propensione al biologico spopola tra vegetariani e vegani, tra chi soffre di allergie o intolleranze alimentari e tra chi in generale ha a che fare con disturbi che costringono a tenere sotto controllo la dieta. A spingere verso l’acquisto c’è sostanzialmente la volontà di proporre in tavola un prodotto che si immagina sano, o in alternativa il desiderio di provare qualcosa di diverso.

Angelo Catalano