La Delocalizzazione Sconfitta dagli Operai Francesi

L’intervento della politica

Un caso del genere ebbe naturalmente un grosso eco a livello nazionale e con le elezioni di li a poco, nel maggio 2012, la politica, o meglio i politici candidati, iniziarono ad interessarsene fin dalle prime battute. Nel 2011, durante le primarie socialiste che diedero la vittoria all’attuale Presidente Hollande, quasi tutti i candidati si presentarono in fabbrica incontrandosi con i sindacati e facendo promesse di ogni genere. Tra questi quello che prese più a cuore il destino degli operai fu Arnaud Montebourg. L’attuale Ministro del rinnovamento industriale arrivò perfino a promettere la nazionalizzazione del marchio di tè e infusi Elephant, offrendo alla Unilever le stesse condizioni con cui la multinazionale indennizza normalmente i suoi operai.

Il partito socialista francese vinse le elezioni del 2012, ma le promesse d’intervento rimasero tali. Anzi, Olivier Leberquier, delegato del sindacato Cgt, ha recentemente rivelato al quotidiano Liberation che il nuovo governo “ci ha chiesto di non fare troppa pressione su Unilever per non mettere a rischio gli altri 3000 posti di lavoro del gruppo in Francia”.  Solo dopo l’ultima offerta di salvataggio di Unilever il governo decise di prendere posizione attraverso Michel Yahiel, consigliere per gli affari sociali del Presidente Hollande e Pierre-Andrè Imbert, consigliere di Michel Sapin all’epoca ministro del Lavoro.