La Finanza Internazionale ed il Pensiero Islamico: Tra Immoralità e Regolamentazione

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Nell’ultimo periodo sembra che, oramai, gli interessi sul “debito” siano stati aboliti, o perlomeno si siano ridotti al minimo, nelle economie occidentali. Il risultato è il medesimo nelle economie islamiche: l’interesse sul debito non è previsto, o meglio, vietato. Se il risultato è lo stesso, le conseguenze economiche e finanziare sono però differenti nelle due economie. Le politiche monetarie delle Banche Centrali Occidentali hanno determinato tassi d’interesse vicini allo zero e in alcuni casi persino negativi. Gli investitori-risparmiatori sono disposti a non ricevere alcuna remunerazione in cambio della sicurezza di rivedere in futuro il proprio capitale.  Le emissioni pubbliche di debito dei Paesi industrializzati sono circa 2 trilioni di dollari: si può facilmente immaginare quale risparmio comporti per i Governi di questi paesi non pagare alcun interesse. Pur avendo una superficiale conoscenza del Corano, mi sono venuti alla memoria i due principi fondamentali su cui si basano l’economie islamiche:

  1. Non si possono ottenere interessi sui prestiti.
  2. E’ possibile effettuare investimenti socialmente responsabili.

Per quanto riguarda il secondo punto non vedo alcuna differenza rispetto ai nostri principi economici finanziari. Anche gli Stati Occidentali, quando effettuano spesa pubblica cercano di applicare il “principio di valore” di soddisfare bisogni che altrimenti non sarebbero coperti pienamente dall’attività dei soggetti privati: formazione; infrastrutture; e sanità. Ricordiamoci che la Teoria keynesiana si fonda proprio sul ruolo centrale attivo del soggetto pubblico per effettuare investimenti socialmente utili e responsabili nell’azione economica per favorire lo sviluppo economico.